Sicurezza sul lavoro

Il 2021 è stato un anno catastrofico per la sicurezza sul posto di lavoro. Infatti, sono oltre 1200 i lavoratori che hanno perso la vita mentre svolgevano le proprie mansioni; questo dato diventa più grave se si considerano gli infortuni non mortali, uno ogni 50 secondi. Le denunce di incidenti totali presentate all’istituto sono state infatti 448.110 (+6,3% rispetto allo stesso periodo del 2020). Questi sono alcuni dati che descrivono come la “sicurezza sul lavoro” non è più un’emergenza marginale, qualcosa di cui “poi ci occupiamo”, ma diventa un elefante in mezzo alla sala da pranzo. Il settore più colpito è l’edilizia, questo non sorprenderà, perché è anche il settore dove ci sono più imprese fuori regola; secondo l’ispettorato del lavoro, 9 imprese su 10 non sono regolari. L’Italia è uno dei pochissimi Paesi dell’Unione Europea privi di una strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro.

Le regole basilari affinché i lavoratori siano protetti non possono essere una voce di costo da eludere, non si può definire “impresa” chi risparmia sulla sicurezza dei propri dipendenti. Bisogna quindi investire in prevenzione, sicurezza e salute sul lavoro, perché è un diritto fondamentale. Servirebbe un maggior investimento anche in personale addetto al controllo, più ispettori del lavoro. Parliamo sempre di più di transizione digitale, di transizione ecologica, mettendo sul piatto decine di miliardi di euro, quando poi continuano a morire gli operai sulle gru, ai tornitori o cadendo dalle impalcature.  Tutto questo stride fortemente, un contrasto inaccettabile che si fa fatica a comprendere.

Il diritto al lavoro, come cita la Costituzione, promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Abbiamo dunque la strada già segnata, ma, si sa, in Italia ci occupiamo di cose più importanti, mentre si continua a morire sul lavoro, o andando a lavoro o tornando a casa dallo stesso.

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