D'Elia alle Suppletive
Suppletive 16 gennaio 2022

Cecilia D’Elia: “Roma e femminismo sono le radici del mio impegno politico, al lavoro per una città contemporanea e inclusiva”

Sul congedo di paternità: “Un’occasione persa, ma siamo solo all’inizio, il mio impegno sul tema continuerà. Serve una svolta culturale

 

 Il 16 gennaio è giorno di elezioni nella Capitale, si vota per le suppletive del collegio Roma 01. Per la candidata del centrosinistra, Roma deve dismettere i panni di “città vetrina” e tornare a essere una capitale cosmopolita, attenta sia alla valorizzazione della diversità che alla propria identità tramite il sostegno a “botteghe, librerie indipendenti, artigianato, biblioteche di quartiere, start up innovative nel campo della cultura e dell’arte”.

 

Campagna elettorale
Volantinaggio mercato Villaggio Olimpico

 

“Eccoce” con Cecilia D’Elia, Responsabile delle Politiche per la Parità nella segreteria del PD. È candidata alle suppletive del 16 gennaio 2022 per la coalizione del centrosinistra in un Collegio Elettorale, quello di Roma 01, che da anni vive una grande emergenza legata alla gentrificazione.  Un fenomeno che spinge sempre più residenti a fuggire dal centro storico, spogliandolo della propria identità e lasciando sempre più campo libero ad attività a scopo turistico, prima fra tutti Airbnb.  Serve un rilancio. Può garantire un Suo impegno su questo tema così delicato e sentito dai cittadini?

<<Quello che accade nel centro storico della capitale da un paio di decenni a questa parte è l’effetto inevitabile di processi globali che riguardano l’economia e l’offerta di servizi delle grandi metropoli, come ci spiega molto bene Walter Tocci nel suo libro “Roma come se. Alla ricerca del futuro per la capitale” (Donzelli 2020). Al centro di tali processi c’è un paradigma che si potrebbe definire di globalizzazione senza cura. Cura significa attenzione alla manutenzione degli spazi pubblici, rigenerazione urbana, recupero di edifici abbandonati, gestione del fenomeno della grave povertà urbana (che non può essere considerato solo un problema di decoro e ordine pubblico), ma anche sostegno ad un’offerta culturale plurale, fatta di botteghe, librerie indipendenti, artigianato, scena teatrale contemporanea, biblioteche di quartiere, start up innovative nel campo della cultura e dell’arte. È un terreno sul quale desidero impegnarmi: restituire a Roma la sua posizione di capitale contemporanea, cosmopolita e inclusiva, capace di affiancare ricerca, innovazione e valorizzazione delle diversità, attraverso un’attenzione e una cura costante del suo territorio e delle risorse che questo mette a disposizione.>>

 In qualità di Portavoce della Conferenza delle donne democratiche ha lavorato molto, insieme all’On. Giuditta Pini, agli emendamenti sull’estensione del congedo di paternità a tre/quattro mesi. Le chiedo innanzitutto un commento sul mancato finanziamento di questo provvedimento, fondamentale passo sul cammino per la parità di genere, e se questa battaglia continuerà a essere una delle Sue priorità in caso di elezione a Deputata.

<<Il tema dei congedi, e in particolare quello di paternità, è un obiettivo centrale della Conferenza delle democratiche. Fa parte del Woman New Deal, il documento programmatico di tutto il PD per un Paese davvero a misura di donne e uomini. L’onorevole Giuditta Pini ha una sua proposta di legge e altre sono state presentate, penso in particolare a quella che ha come primi firmatari Tommaso Nannicini e Valeria Fedeli, depositata al Senato, e che interviene su più aspetti, proponendo un orizzonte paritario e una piena condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne. Questo è il nostro fine, ne abbiamo discusso anche in diverse Agorà democratiche.  Nell’esame del cosiddetto family act alla Camera, abbiamo fatto un lavoro emendativo con Giuditta Pini, Stefania Pezzopane,  insieme alla capogruppo in commissione Affari sociali Elena Carnevali e al relatore Vito De Filippo, che ha impegnato il governo a darsi l’obiettivo di tre mesi di congedo di paternità obbligatorio. Continueremo a perseguire il proposito del passaggio dai congedi parentali, utilizzabili sia dalle madri che dai padri, ai congedi di paternità, definiti come un diritto/obbligo del padre, segnando essi un’importante svolta, anche culturale, ed essendo essenziali per liberare il tempo delle donne e accrescere la loro partecipazione al mercato del lavoro.>>

 

Una vita spesa a lottare per i diritti delle donne, ma anche tanta esperienza amministrativa. È stata, tra le altre cose, Assessora alla Semplificazione e alle Pari Opportunità del Comune di Roma nella giunta Veltroni, vicepresidente e assessora della Provincia di Roma con Zingaretti Presidente, e assessora nella giunta Del Bello in Secondo Municipio. Qual è il Suo rapporto con l’Urbe? Quanto è importante il radicamento sul territorio per farsi adeguatamente carico delle istanze dei cittadini?

<<Roma è la città in cui ho scelto di vivere, è la città che mi ha accolto, in cui sono venuta a studiare. Volevo fare l’archeologa e lavorare al progetto fori, è andata diversamente. Mi ha emozionato molto il film di Sorrentino “È stata la mano di Dio” e in particolare mi sono riconosciuta in una scena: è quella del ragazzo protagonista, con le cuffie del walkman, sul treno verso Roma.  Sono tante le strade e le motivazioni che portano qui e Roma è anche questo incontro di vite diverse. Io a questa città ho dedicato gran parte della mia passione politica e, come avete ricordato, tanto impegno da amministratrice. Oggi si apre una nuova stagione con Roberto Gualtieri sindaco, il PNRR e il Giubileo, abbiamo l’occasione per produrre davvero cambiamenti. Roma è insieme grande bellezza ed estreme contraddizioni ed è stata profondamente segnata dal covid che ha travolto le nostre vite e il tessuto urbano. Non solo è importante il radicamento nel territorio per poter essere davvero la deputata del collegio, ma credo che l’esperienza amministrativa possa portare in quella parlamentare una più chiara consapevolezza dell’impatto che le norme hanno nella vita concreta. >>

 Una campagna elettorale anomala e difficoltosa considerando il periodo festivo e il ritorno alla carica del Covid 19. Il 16 gennaio si avvicina, vuole spiegare agli elettori qual è la Sua visione e quali sono i progetti che considera basilari per una Roma inclusiva e all’avanguardia?

<<Intanto per una Roma inclusiva e all’avanguardia bisogna uscire dallo stereotipo della città vetrina, che esiste in ragione della sua storia e del suo patrimonio, una città nella quale si va almeno una volta nella vita, ma nella quale poi non si torna. Anche l’industria turistica, che è in forte crisi e su cui si terrà un consiglio comunale straordinario, si promuove soprattutto offrendo ai cittadini una città accessibile, ricca di opportunità, facile da percorrere con un sistema di trasporti integrato e a basso impatto ambientale, con un’offerta culturale plurale e dinamica, un welfare rinnovato e forte. Una città a misura di donne e uomini e delle diverse età della vita. In questo scorcio di legislatura si possono portare avanti riforme importanti, penso ai livelli essenziali del sociale, alla riforma della non autosufficienza, che riguarderanno anche Roma. E poi dobbiamo finalmente dare a questa città strumenti e mezzi adeguati al suo ruolo di capitale. C’è stato un importante incontro tra il Sindaco Gualtieri e il Presidente della Regione Zingaretti per trasferire competenze e funzioni alla città di Roma, adesso va assolutamente concluso l’iter della riforma per i poteri di Roma Capitale.>>

Concludo con una domanda un po’ più “personale”, se mi permette. Il 27 dicembre 2021 è morta Sarah Weddington, avvocata che nel 1973 ha ottenuto l’aborto legale negli Usa sottoponendo alla Corte suprema il caso di Jane Roe.  Un esempio di donna che, come Lei stessa ha asserito, “ha fatto la differenza per molte altre e per le generazioni a seguire”. È questo l’obiettivo che guida la Sua vita?

<<Lungi da me paragonarmi a Sarah Weddington, semplicemente ho sempre sentito che la prima radice del mio impegno è nella politica delle donne, nel femminismo. È una questione di sguardo, prima ancora che di contenuti e anche di senso di appartenenza a una storia di conquiste, di gratitudine per chi ha aperto strade per tutte noi e di ascolto e rapporto con le più giovani. A cui non credo vada solo passato un testimone, credo che dalle più giovani si possa anche imparare. Se guardo al mondo di oggi sono loro le protagoniste di tanti movimenti, soprattutto per la salvezza del pianeta. Come ha giustamente detto il Presidente Mattarella nel discorso di fine anno: “I giovani sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani. Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società”.

Donne e giovani possono fare la differenza. Non può esserci una ripresa a “taglia unica”, la realtà è attraversata dai nostri corpi e dalle nostre vite differenti. Credo in una politica che possa “liberare la forza” delle persone, nessuna esclusa. >>

 

 

 

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