GREEN PASS: ragionevolezza e il beneficio del dubbio

Dal 6 agosto sarà richiesto anche in Italia il Green Pass, il certificato vaccinale per poter accedere in luoghi chiusi o nei quali comunque risulti difficile mantenere il distanziamento. Il dibattito politico relativo alla misura, che alla fine il CdM ha adottato il 22 luglio, non è stato privo di voci contrastanti, ma la linea adottata dal Governo appare più che ragionevole.

Si è infatti disposto che sarà necessaria una sola dose di vaccino. Questo è sicuramente uno dei profili più apprezzabili della decisione: infatti, richiedendo la seconda dose, le generazioni più giovani sarebbero state le più gravate dalle nuove restrizioni, perché nella più che maggior parte dei casi non avrebbero potuto avere accesso alla seconda dose non perché non intenzionati a vaccinarsi, ma perché semplicemente, in ragione della propria età, si trovavano a dover aspettare il proprio turno, in base al piano vaccinale nazionale.

Secondo punto rilevante è il prezzo calmierato dei tamponi rapidi per coloro che sono in attesa della prima dose. In quest’ultima categoria probabilmente rientrano tutte quelle persone che ci hanno voluto “pensare un po’”, o comunque tutte quelle persone che per motivi di salute o altro ancora non potevano accedere alla prima dose. Una decisione più che giusta, da una parte per non far gravare troppo il costo di un’attesa per cui non sempre si ha colpa, dall’altra per incentivare chi ancora non lo avesse fatto a prenotare il proprio turno per il vaccino quanto prima, con un metodo che più che una spinta gentile, è uno giusto spintone.

Altro aspetto condivisibile – per cui fare diversamente in ogni caso sarebbe stato inammissibile – è l’esenzione completa per i soggetti che non possono accedere non temporaneamente ma permanentemente al vaccino per motivi di salute. Porre a loro carico anche la necessità di un tampone, seppure a un prezzo calmierato, sarebbe equivalso a tassare la malattia o comunque la condizione che impedisce di accedere al vaccino.

Sul quomodo della nuova misura sembra non esserci nulla da dire, sull’an forse si può fare qualche considerazione, di certo non in senso medico perché dell’opportunità sanitaria della misura è agli esperti che spetta pronunciarsi. Il pensiero è molto più semplice: è possibile che si sia arrivati, non del tutto, ma almeno in parte, alla necessità di questa misura per una carenza di controlli sulle preesistenti e quindi già vigenti restrizioni? Dei controlli più efficaci avrebbero reso un poco meno necessaria questa misura? Ma soprattutto, l’Italia ha i mezzi per porre in essere i controlli necessari per poter verificare il rispetto delle nuove misure che tra qualche giorno entreranno in vigore? Si pensi alle scene dei festeggiamenti per la vittoria della nazionale italiana agli Europei di calcio e alle testate giornalistiche dei giorni successivi che parlavano di “effetto europei” e di cluster in quell’occasione creatisi. La domanda, come sembra, è retorica: la risposta è probabilmente no. Ma concediamo il beneficio del dubbio. Le sanzioni previste, soprattutto per i gestori di locali o comunque dei luoghi sottoposti a limitazioni non sono leggere – si può arrivare anche a svariati giorni di chiusura dell’esercizio – e speriamo che questo, insieme al buonsenso della cittadinanza – che finora non si è visto – possano portare ad un effettivo rispetto delle nuove regole.

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