LONDON, ENGLAND - JULY 11: Giorgio Chiellini, Captain of Italy lifts The Henri Delaunay Trophy following his team's victory in the UEFA Euro 2020 Championship Final between Italy and England at Wembley Stadium on July 11, 2021 in London, England. (Photo by Michael Regan/UEFA via Getty Images)

Pagellone Euro 2020

Le pagelle delle altre squadre

Inghilterra 6: giocano l’Europeo perfetto fino a minuto 2 della finale, da quando decidono di affrontare l’Italia con la stessa spavalderia di Porky Pig. I rigoristi fatti entrare da Southgate hanno lo stesso impatto che ha avuto il sussidiario delle elementari sulla vita di Luigi Di Maio. Fa scalpore la decisione di non far batter Sterling; pochi sanno era già volato a Tokyo forte dell’annuncio di mancata partecipazione da parte di Tania Cagnotto. IT’S COMING ATTACCATEVEARCA’

Spagna 7: fa sorridere il fatto che l’unica partita in cui giocano bene sia quella che li sbatte fuori dall’Europeo. Luis Enrique alterna lo schema col falso nueve a quella con lo scarso nueve, entrambi con gli stessi risultati del projecto romano. Infallibili dal dischetto come un lanciatore di coltelli cieco. NDO COJO COJO

Danimarca 9: sarà per la sfiorata tragedia di Eriksen, sarà perché molti giocatori militano in Serie A, sarà perché tutte le donne si sono innamorano delle “proprietà tecniche e da leader” di Simon Kjaer e soci, ma la Danimarca diventa sin da subito la squadra simpatia dell’Europeo. Sono i primi a fare goal all’Inghilterra, attuando una tecnica innovativa, seppur ancora sperimentale: tirare in porta. ONLY THE BRAVE (“SOLO QUELLI BREVI” cit. Lino Banfi)

Belgio 6-: “Questo è l’anno del Belgio” è entrato di diritto nel dizionario delle frasi fatte subito dopo “Non esistono più le mezze stagioni”, al posto, per ovvi motivi, di “Sean Connery è meglio ora che da giovane”. Dopo un girone mediocre e una vittoria risicata col Portogallo, crollano sotto i colpi del Tiraggir. BELGIO E IMPOSSIBILE

Repubblica Ceca 7.5: una delle sorprese più grandi di questa edizione, riescono a pareggiare con la Croazia e mandare a casa la super favorita Olanda. L’impresa più grande, però, rimane far diventare Schik capocannoniere. Squadra del cuore di Bocelli, il quale si complimenta con Barak per il Nobel per la Pace del 2009. FIRST REACTION, SCHICK

Svizzera 7: Dopo un inizio shock si ritrovano a 11 metri dalla semifinale, con tanto di eliminazione dei Campioni del Mondo al turno precedente. Talmente neutrali da provare l’ardua impresa di vincere gli Europei senza battere nessuno nei 90’, vengono traditi dall’infortunio di Embolo, troppo impegnato a impossessarsi di Busquets. CUORE MATTO

Ucraina 6.5: diciamocelo, gli uomini di Sheva non hanno entusiasmato le platee, se non nella quasi rimonta compiuta ai danni dell’Olanda. Zitti zitti, però, tra un muro stuccato e un cancello riverniciato, i ragazzotti venuti dall’Est approdano sino ai quarti di finale ai quali, inspiegabilmente, dimenticano di presentarsi. MAMMA HO PERSO L’AEREO

Francia 4: dominare Germania e Portogallo e poi pareggiare con l’Ungheria e uscire ai rigori con la Svizzera è come portare gli amici a cena da Bastianich e provare a pagare coi buoni pasto. Alla vigilia si diceva fossero così forti da poter fare tre squadre: per il Qatar, Didier, prova a vedere se te ne fanno iscrivere due, che magari ci riesci. DILUDENTI

Germania 3: se Gary Lieneker avesse affrontato i teutonici in questo Europeo il suo famoso detto si sarebbe trasformato in “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e i tedeschi non hanno la minima ide di cosa stiano facendo”. Finisce in disgrazia la parabola di Joachim Löw, l’uomo che ci ha insegnato a trattare anche i cibi più poveri come piatti stellati. CHI CERCA TROVA

Cristiano Ronal…ehm Portogallo 5.5: i campioni d’Europa escono mestamente agli ottavi, dopo un torneo anonimo, dove l’unica cosa degna di nota è constatare come non sia Ronaldo a essere finito, bensì la Juve quest’anno ad aver fatto veramente pietà. L’assurdità di vedere Eder portare la coppa vinta da questa squadra, cinque anni fa, con un suo goal, è degna di un qualsiasi programma cringe di RealTime. NON SAPEVO DI AVER VINTO

Austria 7: dopo un ottimo girone si presentano all’appuntamento con l’Italia quadrati dietro e pungenti in ripartenza. La puzza che percorre il tunnel del Brennero al goal, poi annullato, di Aranutovic fa sembrare il TMB Salario un profumatore per auto. MARINO DIMETTITI

Olanda 5: un girone in pompa magna e poi una caduta sonora, inappellabile. Vero è che con De Boer in panchina, Stekelenburg in porta e i due giocatori più rappresentativi chiamati Denzel e Memphis, più che una squadra di calcio sembrava di trovarsi davanti il remake di Ocean’s Eleven. Triste la storia di De Ligt, incredulo quando scopre che, fuori dall’Italia, prenderla con le mani equivale a fare fallo. GIOCO DI MANO, GIOCO DA VILLANO

Svezia 6+: vincono a sorpresa il girone davanti alla Spagna e si fermano agli ottavi sui pali, subendo goal al 121’, frutto di qualche macumba lanciata da un giovanotto tatuato col codino che seguiva le partite da casa. Vincono di gran lunga il premio di fallo più bello dell’Europeo. NO ZLATAN, NO PARTY

Croazia 5: una qualificazione ottenuta per il rotto della cuffia, una rimonta d’orgoglio contro la Spagna e nulla più. Copia sbiadita della squadra che ci aveva fatto divertire nel 2018, sfiorando l’impresa mondiale. Riescono comunque in un’impresa che, negli ultimi 5 anni, è riuscita solo a loro, quella di far sembrare Perisic un giocatore di calcio, ma soffrono il fatto che, da quando Mandzukic non gioca più, i difensori avversari abbiano iniziato a marcarli senza timore. NON È PIÙ DOMENICA

Galles 5.5: partiti con poche aspettative, passano il girone da secondi, senza quasi accorgersene. Poi trovano la Danimarca agli ottavi e ne escono con le ossa rotte. Stessa sorte che, milioni di italiani, si erano augurati per Bernardeschi dopo l’intervento killer di Ampadou, restando però delusi. Come nel 2016, chiedono a Bale di trascinarli, ma l’esterno del Tottenham è anziano e, al massimo, gli può canta’ una canzone. CARL BALE

Turchia 1: oggettivamente la squadra più imbarazzante dell’Europeo. Dall’autogoal di Demiral alla mobilità di Burak Ylmaz, dalla voglia di Calhanoglu agli stop di Under, i tifosi del Bosforo finiscono col rimpiangere Hakan Sukur e Fatih Terim. Di rientro in patria, Erdogan ha offerto a staff e giocatori una cena fatta di tante portate quanti i punti ottenuti nella manifestazione. PIERO FASSINO

Scozia 4: per carità, bella la stoica difesa contro l’Inghilterra, bello William Wallace, ma questa Scozia è pochissima roba e si fa fatica a comprendere come abbiano potuto eliminare la Serbia agli spareggi. Per essere scozzesi litigano poco ed escono con pochi cartellini, ma forse solo perché non hanno incontrato altri scozzesi. DANNATI SCOZZESI

Finlandia 6: voto di stima. La sensazione, infatti, è che senza lo spavento preso per Eriksen i finnici non avrebbero portato a casa nemmeno quei tre punti all’esordio. Per il resto, 10 biondoni guidati da un metronomo di centrocampo di colore ricordano la sceneggiatura di un film di Mel Brooks. MEZOGIORNO E MEZZO DI GHIACCIO

Slovacchia 4.5: sembrava tutto in discesa dopo la vittoria alla Polonia, poi il suicidio all’ultima giornata contro la peggior Spagna da anni 15 anni a questa parte, aperto dall’autogoal più pirotecnico dell’Europeo. Unico felice lo stesso Dubravka, che ha così potuto passare le sue vacanze ad Alberobello con l’amico Andrea Masiello. SCOMMETTIAMO CHE?

Polonia 2: avere a disposizione il più forte centravanti d’Europa e arrivare ultimi in un girone con Svezia e Polonia è più o meno come essere stati Premier, Segretario del più importante partito di centrosinistra e ora ritrovarsi al 3%. Quasi, perché almeno i polacchi non hanno rovinato questo Paese. POLONIA VIVA

Le pagelle degli Azzurri

Donnarumma 8.5: sonnecchia per le prime tre partite e per buona parte degli ottavi, poi si sveglia a inizio secondo supplementare e da lì sale in cattedra, meritandosi il premio di miglior giocatore del torneo. Ha fatto innamorare milioni di italiani, non sa infilare due frasi in italiano consecutivamente e realizza di aver vinto gli Europei con lo stesso ritardo di Dazn. DILETTA LEOTTA

Florenzi 6: “Nonna nonna, mi so’ rotto dopo 45’ minuti della prima partita, che vuol di’?” “Vuol di’ che hai perso il posto per Di Lorenzo”. BELLO DE NONNA

Di Lorenzo 7: ha un grande impatto sostituendo l’infortunato Florenzi, poi in finale, per par condicio, decide di lasciare un po’ di spazio a Shaw. Peccato che questo giochi in un’altra squadra. Si dice abbia chiesto di cancellare dai libri di storia la guerra di Secessione, unico modo plausibile per fermare Doku. MR. CANDY

Chiellini 8: il Cyrano di Pisa gioca un Europeo spettacolare, annullando chiunque gli si pari davanti, trattando Jordi Alba come l’amico di sempre con cui fai la conta per andare in porta a tedesca, e dimostrando a Saka tutto il suo amore per la causa del Black Lives Matter. MAREMMA BUKAYO(LA)

Bonucci 8: è meno decisivo del compagno di reparto (ma come, non spostava gli equilibri?), ma ha il grande merito di segnare in finale e di essere glaciale dal dischetto per ben due volte. Dopo il goal invita gli inglesi a sciacquarsi la bocca, ma solo perché non si poteva abbassare i pantaloncini. HEY BOCCASANA

Acerbi 6.5: fa il suo quando è chiamato a dare riposo a nonno Chiellini, commuovendosi per non essere costretto a dividere il reparto con Radu e Patric. TI PIACE VINCERE FACILE?

Spinazzola 7.5: devastante fino all’infortunio, ara la fascia in lungo e in largo rubando benzina a mezzo Europeo grazie ai consigli del compagno di fascia Insigne. Fa sorridere pensare che la Juve l’abbia scambiato per Luca Pellegrini, uno finito a fare panchina al Genoa. SPINA…NEL FIANCO

Emerson 6.5: essere chiamati a sostituire Spinazzola è comodo quasi come fare Milano-Reggio Calabria in Smart con Giampiero Galeazzi. Spezza il cuore ad Alan Tonetti, non rispondendogli quando lui lo chiama per commentare la vittoria. PRONTO, C’È IL PUMA?

Barella 8: l’Europeo della consacrazione per il talentino dell’Inter, assoluto protagonista del centrocampo e del frigobar. Si presenta davanti a Mattarella con la stessa sobrietà di Alberto Bigioggero a Un giorno in Pretura. DIGNITOSAMENTE BRILLO

Jorginho 8.5: Jorginho è quel compagno del liceo che entra in classe il primo giorno del primo anno con apparecchio fisso, zaino dell’Invicta del padre e occhialetto tondo da Harry Potter. Il terzo anno ha tutti 10, sta con la più carina della scuola, è rappresentante d’istituto e ha messo su un giro di vendita delle risposte dei compiti in classe che l’ha reso il Jeff Bezos del quartiere. Jorginho sa sempre dove sei, sempre, anche se a te sembra che lui non ti veda. UGLY BETTY

Verratti 7: al Psg forse non avrà imparato il francese alla perfezione, non avrà approfondito la sua conoscenza dell’inglese, ma sicuramente ha dimenticato quel poco di italiano che sapeva. Per tutto l’Europeo pronuncia solo ed esclusivamente la parola “Ref”. TITOLO DI STUDIO: BATTESIMO

Locatelli 7: orfano di Barbieri e Cannavacciuolo, riesce comunque a farcire la Svizzera con due pere gourmet. Resta uno dei pochi italiani a entrare in Svizzera senza aprire conti o giocare al Casinò. NIENTE DA DICHIARARE

Pessina 7: l’ennesimo miracolo di Re Mida Gasp, timbra due volte il cartellino in un Europeo che, da convocazioni iniziali, non avrebbe nemmeno dovuto giocare. Si ringrazi la tenuta fisica di Stefano Sensi. SESTO SENSI

Cristante 6.5: più volte invocato da Mancini e dai tifosi durante la finale, non si alza dalla panchina quando è chiamato per entrare in campo, convinto si tratti dell’ennesima imprecazione del CT. Josè, quanto avresti barattato la sua integrità fisica con quella del povero Spinazzola? FARAMIR

Insigne 7.5: tutte le mattine, in Italia, un tifoso si sveglia, e sa che dovrà sedersi davanti al pc per scrivere “Tiraggir” ogni volta che Insigne tira verso la porta. Tutte le mattine, a Wembley, un piccione si sveglia, e sa che dovrà volare con molta attenzione per non essere abbattuto da un “Tiraggir” di Insigne. Tutte le mattine, nel mondo, non importa che tu sia un tifoso o un piccione, l’unica cosa che conta è il “Tiraggir”. TIRAGGIR

Chiesa 9: tenuto in panchina nelle prime partite per far pensare agli avversari che davvero i nostri attaccanti potessero essere Berardi e Immobile, dagli ottavi in poi fa letteralmente quello che gli pare. Corre, dribbla, segna, come se avesse perennemente la freccetta rossa all’in su di Pro Evolution Soccer. Già che riesce a far mettere le parole “Fede” e “Chiesa” a molti italiani nella stessa frase senza nemmeno una bestemmia, meriterebbe un premio. PAZZO SÌ, PAZZO PER GESÙ

Bernardeschi 6.5: odiato da tutti gli italiani, non azzecca un passaggio, ma segna due rigori e, dopo aver alzato comunque più trofei europei di Andrea Agnelli, rischia la giocata, sposandosi con un look rubato al suo idolo Lele Mora. UN PO’ DI FIGA, QUA?

Berardi 7: il suo Europeo vive di due momenti di gloria, il rigore segnato in finale e la partita con la Turchia, dove oltre a propiziare l’autorete di Demiral, fa impazzire coi compari Immobile e Insigne la retroguardia avversaria; il bottino parla di tre reti al passivo, 10 zippo non funzionanti e un numero indefinito di quei così che li lanci in aria e poi si spiaccicano al suolo. VU CUMPRA’

Immobile 7: prende un po’ troppo sul serio il fatto di non voler essere etichettato come “Immobile di nome e di fatto” e inizia a muoversi spasmodicamente, collezionando più fuorigioco fischiati che palloni toccati. Bersagliato di critiche dal popolo del web, risponde dicendo di essere campione d’Europa, di aver vinto la Scarpa d’Oro e, per umiltà, non menziona il fatto di essere cintura nera di neomelodico. GRAZIE ALLE MIE DUE LAUREE

Belotti 6.5: quella sul suo rigore è la prima parata di Pickford in carriera. Per il resto, prende e rifila calci a destra e a manca per ricordare agli inglesi che l’unico Spencer che conta è Bud. FUORI DAL TUNNEL

Roberto Mancini 10: prende una squadra fuori dai Mondiali e la porta sul tetto d’Europa con zero sconfitte tra qualificazioni e fase finale. Dopo gli anni più bui, gli anni di Ventura e delle cocenti delusioni europee delle squadre di club, il calcio italiano torna a guardare tutti dall’alto. L’Italia è così, è quella squadra che sembra sparire dal panorama internazionale, sembra finita, ma alla fine riesce sempre a tornare in auge grazie ai soliti 2-3 vecchietti e molti giovanotti di belle speranze. Una nazionale che unisce tutti, destra e sinistra, nord e sud, avvocati e contadini, operai e giornalisti (un saluto speciale all’amico Marco Travaglio). Una nazionale che strappa alle folle un solo grido, il grido di “Forza Italia”. MENOMALE CHE MANCIO C’È

About Luca Paverani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *