Roma affoga, di nuovo

Lo scorso 9 giugno abbiamo assistito all’ennesima “bomba d’acqua” a cui la nostra città non ha saputo resistere; questa volta, però, non solo nelle zone classiche degli acquazzoni romani come Ponte Milvio (dove al centro della piazza si è creata la solita fontanella di liquami), ma anche in punti delicati e importanti per la viabilità romana come Corso Francia, dove le macchine sono letteralmente state sommerse, mettendo in pericolo i cittadini colti di sorpresa dall’acqua che saliva rapidamente. Puntualmente è partita la polemica verso il sindaco di turno: oggi è la Raggi, ieri era Marino (che la sindaca attaccava twittando di “preparare i gommoni” in caso di pioggia), ma il tema della manutenzione e della pulizia di fogne, tombini e caditoie è da sempre molto sentito a Roma, e spesso si rischia di scadere nel banale. Iniziando dal principio, l’infrastruttura fognaria romana è vecchia, molto vecchia: gli ultimi interventi importanti risalgono agli anni ‘70 e da allora sono stati portati avanti solo piccoli progetti per espandere la rete in zone più periferiche, ma nel complesso il sistema è rimasto immutato, a partire dalle zone centrali di Roma dove è possibile, tra l’altro, rinvenire ancora tombini con i fasci littori sopra. L’opera di manutenzione e pulizia dell’impianto non spetta ad AMA, che al più si occupa di pulire il fogliame delle vie alberate che spesso finisce nei tombini, ma a gare e bandi di fondi stanziati una tantum per “pulizie straordinarie” senza una vera programmazione e ciclicità, come la manutenzione di un impianto richiederebbe. Infatti, a gestire e seguire lo stato dell’infrastruttura fognaria dovrebbe essere il SIMU (il dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana del comune di Roma), che si occupa di preparare i bandi e di individuare con AMA e la Protezione Civile i punti critici del sistema. Ma si tratta comunque di interventi straordinari, frutto di un rimbalzo di competenze che ovviamente provoca ritardi e problematiche nella pubblicazione di tali bandi, con progetti che partono anni dopo la pubblicazione della gara, come nel caso delle pulizie straordinarie indette da Marino nel 2015 con i fondi del Giubileo assegnati a ottobre 2018. E come se questo non bastasse, colate su colate di cemento finiscono ogni anno sopra tombini e caditoie grazie all’assenza di una progettualità complessiva: infatti, municipi e dipartimenti del comune operano autonomamente quando si tratta di interventini di rifacimento e manutenzione di strade e buche, spesso in fretta e furia spinti dalle elezioni che si avvicinano. Il risultato è che il comune si complica la vita da solo, bloccando il corretto deflusso dell’acqua piovana, in un sistema fognario che da anni richiede una revisione complessiva. Un sistema pensato per servire meno di un milione di persone, oggi si trova non solo a dover coprire la seconda area metropolitana d’Europa, ma anche a dover affrontare le negligenze di un’amministrazione che va avanti a interventini elettorali e passerelle, che non ha la volontà di prendere di petto un problema che da troppo affligge la Capitale.

Noi un’idea ce l’abbiamo: affidare il servizio di manutenzione del sistema fognario ad AMA, assumere dipendenti per farlo e programmare interventi puntuali per garantire sempre un servizio pronto anche al peggiore acquazzone. Una progettualità che purtroppo a Roma manca dovunque, dalla manutenzione delle strade alla gestione del verde pubblico, e che spesso costringe i cittadini a sentirsi umiliati da una classe politica che non riesce a vedere oltre le prossime elezioni. Non chiediamo troppo, certo un rifacimento complessivo dell’infrastruttura fognaria forse è un progetto ancora troppo ambizioso, eppure con i fondi del Recovery Fund in arrivo qualche candidato sindaco potrebbe farci un pensierino.

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