Ma fatemi il piacere

Io non lo so come funziona il mondo. Ho ventidue anni, non sono più un bambino da tempo, ma certe dinamiche del vivere comune – in Italia – devo ancora conoscerle. Ciò che meglio conosco è la mia bolla di ventenne, un mondo popolato di sogni, di speranze, di sofferenze (o presunte tali) nello studio e di orizzonti lavorativi in avvicinamento. Di questo mondo ultimamente se ne parla sempre più, con buona pace di chi in certi salotti televisivi sbraita che “bisogna pensare ai giovani”! Ciò che l’urlatore non dice – rintontito dalla sua stessa foga – è che per capire cosa serve ai ragazzi bisogna parlarci e farli parlare. Nella distruzione portata dalla crisi pandemica, per un frangente (che ancora oggi vive), almeno uno dei bisogni dei più giovani, la next generation, per capirci, è stato chiaro sin dal principio, semplicemente perché coincidente con quello delle generazioni precedenti: vaccinarsi il prima possibile per tornare a vivere. Ecco che allora è partita la corsa a smuovere le coscienze, talvolta veicolando messaggi a prova di idiota della serie “vaccinatevi per tornare a sballarvi senza alcun pudore in quei diabolici luoghi di perdizione che sono le discoteche”. Il tutto come se sotto i trent’anni fosse impossibile capire da sé perché è importante farlo. E allora i ragazzi a vaccinarsi ci sono andati eccome. Gli Astra-open day sono stati un successo, almeno fino a quando si è deciso di interromperli perché forse Vaxzevria, al secolo AstraZeneca, ai ragazzi meglio non farlo. In virtù di “nuovi dati”, che nuovi non sono. L’agenzia europea del farmaco, in una nota, ribadisce che la sua posizione non è cambiata. Il siero anglo-svedese resta autorizzato per tutta la popolazione, seppur consigliato agli over sessanta. Il ministero della Salute italiano aveva scelto di usare quel vaccino anche per chi sessant’anni o più non li aveva, ma ora si cambia: AstraZeneca solo agli over e Pfizer/Moderna per i richiami. Ergo, grazie a tutti, abbiamo scherzato. Nessuno pretende che ci si ringrazi per aver fatto il nostro dovere. La prossima volta, però, si aspetti un momento prima di chiamare in causa il nostro senso di responsabilità. Eviterete a voi una figuraccia e a noi di essere presi per i fondelli.

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