Basta parole, è tempo di agire: la metro D deve essere una priorità

Il termine “chimera”, oltre ad indicare un mostro mitologico, viene comunemente adoperato per descrivere una fantasia, un sogno bellissimo che però ha scarse possibilità di realizzazione. La vita di ogni cittadino è invasa dalle chimere e dovrebbe essere compito della politica quello di tramutare queste illusioni in realtà. È proprio quello che ci si aspetta per quanto riguarda la chimera dei trasporti romani, la metro D, la cui leggenda aleggia da oltre un decennio nei sussurri delle assemblee capitoline e nelle urla delle campagne elettorali. Un progetto, nato nel 2007 con la giunta Veltroni, che, tramite un tracciato di circa 20 km e 22 stazioni, avrebbe dovuto collegare tra loro il quadrante nord-est (quartieri Salario, Montesacro e Talenti), il centro città e il quadrante sud ovest (quartieri Trastevere, Ostiense, Portuense ed Eur). L’iter burocratico si era però arrestato nel 2012 con la giunta Alemanno, che ne aveva ordinato l’accantonamento. Il progetto è stato successivamente ripresentato nel 2019 dalla giunta Raggi nell’ambito di presentazione del PUMS (Piano Urbano Mobilità Sostenibile), ma da allora è stato fatto poco e nulla. Dopo cinque anni di amministrazione Raggi, in pratica, la metro D rimane solamente una “ferma volontà politica”. Questo nonostante il fatto che il sostegno finanziario dell’UE, nell’ambito di programmi di mobilità sostenibile, sia stato aumentato del 50 % per il periodo 2014-2020 attraverso fondi SIE che hanno erogato circa 16 miliardi di euro, come rilevato dalla Corte dei conti europea nella relazione speciale 06/2020. È vero, è stato presentato il PUMS nel 2 agosto 2019, ma solo a seguito del decreto ministeriale del 4 agosto 2017 n.397 che obbligava le città aventi più di 100 mila abitanti a presentare tale piano entro 24 mesi dall’emanazione del decreto stesso, in modo da accedere più facilmente e in maniera strategica ai fondi stanziati dall’UE.  La stessa relazione della Corte dei conti ha riconosciuto come il fatto di subordinare i finanziamenti all’adozione del PUMS abbia fortemente incentivato le città a elaborare strategie di mobilità urbana. Per dirla in parole semplici, i fondi c’erano ma non venivano utilizzati.

 

 

Il tema metro D rientra a pieno titolo in una delle principali sfide che ogni città europea si troverà ad affrontare, quella della mobilità urbana sostenibile, strettamente collegata sia alla crescita economica che alla riduzione dell’inquinamento ambientale. Il ruolo principale della linea D, infatti, risiede nel completamento della copertura, da parte del trasporto pubblico di massa, di quegli ambiti urbani non serviti dalle altre linee metro e caratterizzati da una densità di residenti e posti di lavoro compatibile con tale metodo di trasporto. La realizzazione della linea D permetterà sicuramente un notevole incremento della capacità complessiva del sistema di trasporto pubblico urbano, con conseguente alleggerimento del traffico di auto private e il decongestionamento di importanti arterie stradali come l’Olimpica, il Lungotevere o la Salaria.  Il tutto si tradurrebbe in un miglioramento della qualità urbana, oltre che in una riduzione dell’inquinamento sia acustico che ambientale, specialmente nelle zone centrali della città, interessate nell’ultimo ventennio dal fenomeno della gentrificazione che, come rivelano vari studi, è dipeso anche da smog, rumore e pessima qualità di vita  i residenti del centro storico  sono scesi dai 142 mila del 2001 ai 123 mila del 2016, con un calo medio del 13%). Non va, inoltre, sottovalutata la funzione riqualificartice che la metro avrebbe soprattutto in determinati quartieri che presentano zone di disagio urbano; i collegamenti diretti col centro storico e con altre zone residenziali e commerciali avranno un ritorno, sul lungo periodo, anche in termini di investimenti privati.

 

Come si evince, è essenziale che il futuro sindaco di Roma rilanci il progetto della metro D e lo ritenga una priorità assoluta per lo sviluppo sostenibile di una città che, tra le altre cose, avrà l’onore e l’onere di ospitare il Giubileo nel 2025. Si è certamente consapevoli che 5 anni possano non bastare per portare a termine l’opera, non a caso non è stata inserita nel PNRR che fissava l’anno 2027 come limite massimo per la realizzazione delle opere, ma possono sicuramente essere sufficienti per riavviare l’iter amministrativo del progetto e iniziare la cantierizzazione. Apprezzabili, da questo punto di vista, le parole di Roberto Gualtieri, candidato alle primarie del PD, che ha manifestato la volontà di rendere la metro D un tema assolutamente centrale in una sua ipotetica futura amministrazione della città. Si spera per il futuro che le parole non restino tali.

About Vincenzo Tetta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *