Sicurezza sul lavoro, PNRR e sinistra: il lavoro torni al centro dell’azione politica

Montemurlo, 3 maggio 2021, Luana D’Orazio, un’operaia tessile di 22 anni, muore sul luogo di lavoro. Purtroppo, non si tratta di un caso isolato; sono 185 le persone morte sul lavoro nel solo primo trimestre 2021, l’11% in più rispetto allo scorso anno. Si suole definire queste morti con l’aggettivo “bianche”, quasi a far intendere l’assenza di una qualsivoglia responsabilità diretta nel tragico evento, ma è davvero così? Davvero si vuole continuare ad attribuire a una mera fatalità la causa di decessi evitabili con l’utilizzo di adeguati sistemi di sicurezza e prevenzione? Dai rapporti annuali dell’INAIL emerge che, sebbene negli anni ci sia stata una diminuzione del numero di vittime sul lavoro, la media degli ultimi cinque anni è di oltre mille morti all’anno. Non è osservando un minuto di silenzio in Parlamento che si onora la memoria di Luana D’Orazio e di tutte le vittime sul lavoro, non basta la presa di coscienza che qualcosa non funzioni, è necessario che si intervenga concretamente con azioni specifiche. A nessuno interessa il cordoglio, a tutti interessa il ritorno a casa in salute dei propri familiari.

Il rapporto annuale dell’ispettorato nazionale del lavoro (INL) del 2020 presenta una situazione preoccupante. Sono state effettuate 79.952 ispezioni ad aziende di cui 55.663, pari al 70% del totale, hanno riportato irregolarità. Viene facile immaginare come, negli anni, la riduzione del personale ispettivo abbia portato a un conseguente calo dei controlli. Il tutto si traduce in una minore pressione sulle imprese da parte dello Stato affinché vengano rispettate le normative in materia di salute e sicurezza. A tal proposito, è interessante notare come dal 2016 (anno del primo rapporto sulla vigilanza dell’INL) a oggi si sia verificata una diminuzione del numero delle ispezioni e contestualmente un aumento della percentuale di incidenza delle irregolarità. Ovviamente non basta aumentare il numero degli ispettori per risolvere il fenomeno delle “morti bianche”. Quello della sicurezza sul lavoro è un tema molto complesso e certamente richiede un approccio olistico. Va tenuto conto, tra le altre cose, della realtà familiare di molte PMI, soprattutto in ambito edilizio (settore con maggiori vittime), della diffusa mancanza di una sviluppata cultura della sicurezza che spesso porta gli imprenditori a ritardare aggiornamenti tecnologici di macchinari in nome del risparmio e va sicuramente posto rimedio all’eccessivo smantellamento della medicina del lavoro.

 

 

Un vero e proprio rinnovamento della cultura della sicurezza in ambito lavorativo è possibile solo se la politica e i sindacati hanno il coraggio di ammettere l’inadeguatezza e l’insufficienza delle scelte operate negli ultimi 30 anni, in modo da poter ripartire e costruire un sistema di produzione che metta al centro i diritti e la tutela dei lavoratori. L’accesso alle risorse del Next Generation Eu attraverso il PNRR è una sfida e un’occasione unica per lo stanziamento di quanto necessario allo sviluppo di idonei apparati di prevenzione che non trascurino la formazione e la ricerca sulle patologie legate a nuovi metodi di lavoro come per esempio lo smart working, fenomeno che sempre più sta diventando parte integrante della società contemporanea.

I partiti di Sinistra, a partire dal Partito Democratico, hanno la responsabilità e il dovere di raccogliere la sfida. È compito della Sinistra recuperare quel rapporto con i lavoratori distrutto da anni di politiche cieche, miranti a una maggiore flessibilità in entrata e in uscita per incentivare assunzioni e attrarre investimenti stranieri, anche a costo di deroghe in tema di diritti (jobs act e cancellazione art. 18 dello statuto dei lavoratori).  La ricostruzione di un rapporto con gli elettori è imprescindibile dallo sviluppo di una nuova idea di sinistra socialista che faccia del lavoro il proprio faro.  Come ha asserito Enrico Letta nel suo discorso di presentazione per l’elezione a Segretario PD, occorre rilanciare il dialogo con le parti sociali ed esplorare la frontiera della condivisione in ambito aziendale con la partecipazione attiva dei lavoratori ai processi, alle decisioni e agli utili delle imprese. Un nuovo modo di occuparsi di lavoro che individua nella tutela dei diritti non l’aspirazione massima, ma una delle componenti fondamentali per far sì che ogni lavoratore possa raggiungere il benessere attraverso la piena realizzazione personale.

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