Prima di parlare del DDL Zan, sarebbe meglio leggerlo

Se il DDL Zan in questo momento storico nel nostro Paese viene soprannominato come la legge contro omobitransfobia e misoginia c’è un motivo, e non sta nel fatto che la legge è fatta per tutelare certe “minoranze”.

La legge in questione è chiamata a difendere specifici aspetti della personalità umana di cui ogni persona è portatrice per il semplice fatto di essere un essere umano: tutte le persone hanno un orientamento sessuale, un genere, un’identità di genere e un sesso.

In realtà, questo pare essere un concetto di abbastanza facile comprensibilità, sul presupposto che una persona prima di parlare del DDL Zan lo legga. Se avendolo letto si travisa il contenuto, o si è in malafede, o non si sa leggere. Non può neanche essere contemplata la possibilità di non averne capito il contenuto perché quella per l’approvazione di queste norme è una battaglia che si porta avanti da più di un anno e che ha già anche superato il passaggio previsto per la Camera dei deputati.

Il DDL Zan non tratta di minoranze, non protegge minoranze, non crea nuove minoranze. Il che, oltre per i motivi già esposti, è anche confermato dallo stesso testo attualmente vigente di due norme penali che il DDL modificherebbe. Infatti, sia nell’art. 604-bis che nell’art. 604-ter del Codice penale, si fa menzione di etnia, nazionalità e religione. Ogni persona appartiene a una etnia, come praticamente ogni persona ha una nazionalità – a parte il peculiare caso dell’apolidia – e ogni persona ha una propria dimensione religiosa, potendo essere, ad esempio, cattolica come induista, agnostica come atea.

In altri termini – e forse per qualcuno sarà anche scomodo rendersene conto – la norma che tutela i cattolici qualora fossero aggrediti perché cattolici tutelerebbe, con l’approvazione del DDL Zan, anche un omosessuale per il fatto di essere omosessuale. E i cattolici non vengono tutelati tramite questa norma perché sono una minoranza. La legge è la stessa, il meccanismo giuridico è lo stesso, nessuna differenza se non la dimensione umana intaccata, da una parte quella religiosa da una parte quella dell’orientamento sessuale.

Per questo non si può continuare neanche a sostenere che il DDL Zan veda le donne come una minoranza, ma per una questione più logica che politica: semplicemente perché ogni persona ha un sesso, e l’aspetto della persona che si vuole tutelare è il sesso, non l’essere donna o l’essere uomo. Se il DDL Zan in questo problema viene letto come una norma di tutela per le donne, è perché ad oggi in Italia vi è un preesistente problema di misoginia.
Anche perché, per onestà intellettuale, all’interno del PD non si vede più lo strepitio per quello scempio di normativa chiamata Codice Rosso che era stata emanata dall’allora Governo giallo-verde in tutela delle donne, per cui anche nel PD si erano scritte pagine e pagine. Lì non si è sentito dire che le donne non devono essere tutelate, lì non si è urlato che quelle leggi portavo le donne a essere una minoranza. E il ragionamento alla base dovrebbe essere lo stesso: quelle norme sono state lette nell’ottica della tutela delle donne per un preesistente problema di violenza sulle donne stesse.

Con questo non si vuole dire che il Codice Rosso sia una normativa priva di una ratio politicamente giusta – nonostante alcune parti debbano necessariamente essere riviste – ma si vuole dire che si incorre in vizi di ragionamento logico difficilmente superabili, a meno che non si voglia dolosamente scadere nell’incoerenza per altri motivi.

E sulla stessa scorta, non si può sostenere di inserire nel testo del DDL Zan l’esplicito riferimento a omosessuali o transessuali: sarebbe una palese violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione nella misura in cui afferma il principio di eguaglianza, perché lo scopo del disegno di legge non è categorizzare le persone e creare minoranze, ma, appunto, tutelare universali aspetti della persona.

Ma la ancor più triste verità è che il fenomeno della misoginia e il fenomeno dell’omobitransfobia hanno radici comuni. Mascolinità tossica, patriarcato, il mito della virilità, il mito del sesso debole. Come si può dire che la fonte dei due problemi sia diversa quando per insultare un uomo omosessuale la prima cosa che si fa di solito è quella di riferirsi a lui con epiteti femminili?

In conclusione, sostenere che il DDL Zan crea minoranze è come sostenere che in Italia gli italiani sono una minoranza. Abbastanza assurdo, no?

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