Flaminio: Lungotevere, lunghissima attesa

A quanti di noi è capitato di passeggiare (o guidare) da Piazzale Flaminio verso il Tevere e di non riuscire a vedere il fiume? Da quasi quindici anni a questa parte, a tutti. Ebbene sì, perché a due passi da Piazza del Popolo e nel cuore del quartiere Flaminio nel nostro Municipio, all’incrocio tra Via Luisa di Savoia e il Lungotevere Arnaldo da Brescia, si trova un’enorme parete gialla che delimita un cantiere. Ormai molti non ci fanno neanche più caso, la maggior parte dei romani ci ha fatto l’abitudine, e i più giovani non hanno mai visto quel tratto di Lungotevere tra il Ponte Regina Margherita e il Ponte Pietro Nenni senza questa serie di bandoni gialli che delimitano un’area in cui dovrebbe essere costruito un parcheggio sotterraneo.

La prima autorizzazione per questo cantiere risale al lontano 2008, quando il Sindaco Veltroni varò un progetto che prevedeva la realizzazione di un parcheggio interrato con 344 posti auto e 40 posti moto. Secondo le notizie a disposizione, i primi scavi del 2010 portarono però alla luce problemi con la rete fognaria, e i lavori vennero interrotti. Dopo due anni di stallo, nel 2012, l’amministrazione Alemanno approvò una prima variante che portò a ridurre a 182 i posti auto totali nella speranza di semplificare i lavori. Nuovi imprevisti con la stessa fognatura (che fanno dubitare della capacità di chi fece indagini e studi preliminari sulla fattibilità del progetto) portarono poi a successive interruzioni e a una seconda variante, approvata nel 2015, che prevedeva la realizzazione di soli due piani interrati, anziché i tre previsti originariamente.

Cosa è successo in questi sei anni? Poco e nulla, e da allora il cantiere è ancora fermo tra le colpe e i silenzi delle varie amministrazioni. L’unica novità degli ultimi anni risale al 2019, quando il Campidoglio ha ripreso il dossier approvando una terza variante e una delibera che impegnava gli uffici di competenza a procedere alla modifica della convenzione con le due società concessionarie dell’opera. La Sindaca Raggi, con la sua solita ricetta fatta di slogan e superficialità, rivendicò il merito di aver sbloccato il cantiere (“Con questo atto facciamo un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione di un’opera attesa da oltre dieci anni”), ma da allora non si è visto neanche un operaio a lavoro.

Si sa che a Roma i lavori vanno avanti lentamente, a volte servono mesi perché i cantieri si mettano in moto e anni per completare le opere, ma quello che accade (o meglio, che non accade) sul Lungotevere a Flaminio è l’ennesima ferita aperta di una città allo sbando dal centro alla periferia. Il tutto è grottescamente fermo da anni, e l’area, di fatto in totale abbandono alla sporcizia, non solo non ha visto la realizzazione del parcheggio, ma continua anche ad ostacolare il passaggio di pedoni e trasporto pubblico, a favorire la sosta selvaggia delle automobili e a sottrarre prezioso spazio pubblico alla città.

Eppure, le amministrazioni continuano a fare finta di niente e, peggio ancora, persino i residenti del quartiere ormai sembrano quasi non fare più caso a questa cicatrice aperta nel cuore del nostro Municipio e della nostra città. Il tutto resta lì, immobile, come un reperto di archeologia contemporanea, simbolico del fatto che Roma non sia mai riuscita a valorizzare il proprio fiume e l’ambiente che lo circonda, e indicativo dell’inerzia della nostra città e di molti residenti, che infatti non sembrano percepire la necessità di un cambio di passo e di un rinnovamento rispetto a chi ci sta amministrando con sciatteria e senza visione.

“Ci dispiace per il disagio. Stiamo lavorando per migliorare la nostra città”, così recita la scritta sul perimetro del cantiere, quasi a voler beffeggiare i passanti. La nostra speranza e il nostro impegno da qui a ottobre, è che presto a governare la nostra città sia qualcun altro. È per questo che nei prossimi numeri di Eccoce proveremo a portare alla luce piccoli e grandi cicatrici aperte dei nostri quartieri e della nostra città.

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