Una storia tutta italiana

Nelle scorse settimane, grazie al quotidiano “Domani”, sono venute alla ribalta delle cronache le indagini portate avanti dalla Procura di Trapani sulle Ong. Le indagini, che sono iniziate nel 2016 e sono terminate con un nulla di fatto nel 2021, hanno criminalizzato le Ong nel dibattito pubblico e politico degli ultimi anni.

Ma andiamo con ordine. Dalle carte depositate dai PM emerge che decine di giornalisti italiani e stranieri sono stati intercettati mentre parlavano con il personale delle Ong o con alcuni degli indagati, i quali avevano il telefono sotto controllo. Il caso più eclatante è quello di Nancy Porsia, giornalista e ricercatrice, il cui telefono è stato posto direttamente sotto controllo dalla procura di Trapani per sei mesi con l’autorizzazione di un giudice. Dopo le proteste della Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) e della Federazione europea dei giornalisti (EFJ), la ministra della giustizia Marta Cartabia ha deciso d’inviare un’ispezione alla procura di Trapani per accertare eventuali irregolarità. Le intercettazioni nei confronti dei giornalisti e le seguenti trascrizioni fanno emergere un quadro oscuro sulla legittimità di tali intercettazioni.

C’è una data cruciale nella vicenda dell’inchiesta della procura di Trapani sulle Ong: il 12 dicembre del 2016, all’inizio del governo Gentiloni, quando dal ministero dell’Interno esce Angelino Alfano ed entra Marco Minniti. Quel giorno viene licenziata dagli uffici del Viminale una lunga informativa e inviata alla Sco, la polizia giudiziaria, sulle future attività delle Procure in materia di “immigrazione”; si tratta praticamente un libro guida, un vademecum come si usa dire ora. Parte quel giorno la criminalizzazione delle Ong, con un governo che vede a Palazzo Chigi Paolo Gentiloni e al Viminale Marco Minniti.

Oggi Paolo Gentiloni presiede una delle commissioni più importanti in Europa e Marco Minniti, oltre a essere un nuovo editorialista di Repubblica, è stato assunto come consulente per Leonardo, una delle aziende che in questi anni, con la Libia, grazie al Memorandum da lui stesso fortemente voluto e sponsorizzato anche tra i criminali di guerra, ha fatto grossi affari. Nessuno dei due ha mai risposto, in questi giorni, alle domande dei giornalisti sulla vicenda.

La storia di questa indagine è una brutta pagina per la magistratura italiana, ma lo è anche per la politica, che è stata capace di trasformare un’attività umanitaria in un tema politico da mettere alla berlina, favorendo i vari Salvini, Di Maio e Meloni. Negli anni abbiamo visto come sul tema dell’immigrazione l’atteggiamento dei dirigenti del Partito Democratico, con alcune eccezioni, si sia sempre più appiattita sulle posizioni della destra, non riuscendo ad analizzare più approfonditamente la questione, risultando spesso anche snob e venendo sopraffatti dalla rabbia e dall’odio che questo tipo di inchieste ha fatto crescere nella popolazione.  Bisogna essere discontinui, praticando la discontinuità e non solo annunciandola.

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