Le metro a Roma fanno acqua da tutte le parti

La  pessima manutenzione della rete di metropolitane di Roma è un tema spesso affrontato: treni vecchi, continui guasti e impianti di risalita fermi costringono gli utenti del trasporto pubblico a subire continui disservizi. Alcune fermate della Capitale hanno accumulato anni di esercizio e necessitano al più presto di manutenzione: ammodernamento degli impianti di illuminazione, dei sistemi antincendio e dei dispositivi tecnologici, oltre che veri e propri interventi strutturali (alcune stazioni tutt’ora non sono accessibili alle persone diversamente abili), come quelli da effettuare ai binari e nelle gallerie. Durante la giunta Raggi è stata effettuata qualche sostituzione dei binari e manutenzione, ma il bilancio è tutt’altro che positivo. Basti pensare che, da quanto si apprende dal resoconto dell’ultima Commissione Mobilità capitolina, presieduta dal consigliere pentastellato Enrico Stefàno, attualmente sono 168 gli impianti di traslazione – quali scale mobili, marciapiedi mobili, ascensori, servoscale e piattaforme elevatrici – fermi per guasto o per manutenzione, su un totale di 735. Inoltre, non sono ancora stati impiegati i 425 milioni di euro ministeriali, stanziati nel 2018, per le manutenzioni straordinarie delle stazioni e degli impianti antincendio, oltre che per l’acquisto di 15 nuovi treni.

 

La situazione non migliora nemmeno nelle linee della metro più recenti. Inaugurata nel 2012, la tratta B1, che si dirama dalla metro B a piazza Bologna e prosegue fino a Jonio, collegando il II e il III Municipio, è utilizzata ogni giorno da decine di miglia di cittadini (ha una capacità di trasporto nelle ore di punta di 24 mila persone l’ora). Le sue moderne e futuristiche stazioni però, nonostante la recente realizzazione, presentano numerosissimi problemi e pagano il prezzo di una pessima manutenzione. Da più di due anni l’atrio apogeo della stazione Sant’Agnese-Annibaliano è recintato, in quanto la pavimentazione si sta via via staccando, ed è in corso un contenzioso tra Roma Metropolitane – proprietaria dell’opera – e Atac su chi debba effettuare le riparazioni. Le lastre di rivestimento dei muri nei vari tunnel della stazione stanno iniziando a cedere, rappresentando anche un potenziale rischio per i cittadini. Sempre presenti le scale mobili guaste, oramai una caratteristica della Capitale, che rimangono ferme per settimane, venendo riparate e rompendosi nuovamente dopo pochi giorni.

 

Alla fermata Libia, la situazione è ancora peggiore, poiché la stazione soffre di un serio problema di infiltrazione di acqua. Specialmente nei periodi piovosi, il pavimento della metropolitana si riempie di secchielli e transenne per evitare che i passeggeri possano scivolare. Converrebbe che Atac informasse i cittadini di munirsi di ombrello oltre che di mascherina. La situazione è a dir poco imbarazzante se si pensa che non sono trascorsi neanche 10 anni dalla sua realizzazione. Come è possibile che un’infrastruttura di trasporto pubblico venga mantenuta in tali condizioni? Per non parlare dello scarsissimo livello di pulizia degli ambienti: i vetri dell’atrio sembra che non siano mai stati puliti dal giorno dell’inaugurazione. Anche le fermate di Conca d’Oro e Jonio soffrono dei medesimi problemi, oltre che dell’azione di writers e vandali che hanno massacrato impunemente le parti esterne delle stazioni.

 

Nel frattempo, le stazioni della metro B Policlinico e Castro Pretorio sono chiuse per la sostituzione delle scale mobili e non si hanno notizie sulla data di riapertura.

 

La giunta Raggi ancora non è intervenuta – e pensiamo che a 6 mesi dalle elezioni oramai non lo farà – sulle criticità maggiori. La beffa è che una parte dei 425 milioni di euro, di cui abbiamo parlato precedentemente, è destinata anche alle impermeabilizzazioni delle metropolitane della Capitale. Anche questa volta la colpa sarà delle amministrazioni precedenti?

 

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