Pagellone Sanremo 2021!

MÅNESKIN 8: possono fare un genere che non piace a tutti, ma vincono, e chi vince, in questi casi, ha sempre ragione. Il televoto li premia, perché a casa i più pensavano che “Zitti e buoni” fosse un appello rivolto a Random e Aiello. Il frontman Damiano spopola sui social per una foto in cui mostra che il leone lo ha già nei pantaloni. WELCOME TO ITALY IS A BEAUTIFUL COUNTRY

FRANCESCA MICHIELIN E FEDEZ 8×1000: lei, l’assistente sociale arrivata dall’oriente (frenate le fantasie da hentai), lui, il ragazzo problematico invorticato ancora una volta nel tunnel della droga. Al di là di gravi malattie degenerative, atleti accusati ingiustamente, è da qui che Sanremo manda il suo grande messaggio sociale: far arrivare secondo uno che non sa cantare. Lei in realtà si era presentata da lui con una canzone dal titolo “Chiamami <metti il nome>”. BRAVA FRANCESCA

ERMAL META 6.5: non gli è bastato raccontarci, qualche anno fa, di come venisse picchiato dalle insegnanti; durante la proclamazione del vincitore tutti si abbracciano e il pover Ermal resta in disparte, simbolo di un’Italia dove l’integrazione è all’ordine del giorno. Paga la scelta di portare un pezzo, “Un milione di cose da dirti”, ispirato al monologo della Palombelli. Deluso quando scopre che il premio Bigazzi non è un gatto al forno. NON SONO RAZZISTA MA…

WILLIE PEYOTE 9: genio indiscusso, critica tutti con un testo ricercato e mai banale. Certo, rispondere all’endorsment di Chiara Ferragni con Pippo Civati è come sfidare Valentino Rossi guidando un Bandolero della Peg-Perego. Accusa Ermal Meta, insulta Renga e se la prende con Mara Venier: ma ha anche dei difetti. È senza dubbio il vincitore morale del festival. BELLO E (IM)POSSIBILE

BUGO 2: l’anno scorso voleva “fare il cantante delle canzoni inglesi” perché con quelle italiane, a quanto pare, non riesce benissimo. Sfoggia il look di chi tutti i giorni attende l’uscita delle classi delle elementari, tirando fuori per la finale uno scacco bianco e nero in onore del suo grande idolo. BLACK OR WHITE

ORIETTA BERTI 88: scongelata un paio d’ore prima di ogni esibizione, è la regina trash indiscussa di questa edizione. Viene inseguita dalla polizia, allaga la camera d’albergo e, per finire, dichiara di voler duettare coi “Naziskin”: peccato che Mihajlović si fosse esibito la sera prima. SS

AIELLO 1: la leggenda vuole che chi interpreterà le sue urla sarà nominato Commissario alla Sanità in Calabria. Testimonial ufficiale dell’ibuprofene, prodotto utilizzato massivamente dagli spettatori dopo ogni sua esibizione. SIGNORAAA, I LIMONIII

RANDOM 0: “Fiore, prendiamone uno così, a caso, anche se non sa cantare”. Ce la immaginiamo così la scelta di Amadeus nei confronti di questo simpatico ragazzo, che l’ultima sera si presenta sul palco direttamente dopo la consueta partita di paintball del sabato. COSÌ, DE BOTTO, SENZA SENSO

COLAPESCE E DIMARTINO 7.5: prendi i Righeira, vestili come degli evidenziatori Stabilo, dagli una canzone che ricorda vagamente Miguel Bosè, mescola tutto con abbondante colla vinilica, ed ecco qui “Canzone Leggerissima”, destinata ad accompagnarci almeno fino all’estate. Vincono il premio della Sala Stampa ma, forse, avrebbero meritato qualcosa in più. TORMENTONE

FULMINACCI 4: primi del ‘900, Klondike, Zio Paperone trova la sua prima pepita d’oro ed esclama “Fuliminacci!”. Sarebbe una storia bellissima, la realtà, invece, è quella di un Calcutta con la faccia di Valerio Lundini e la chitarra di Biagio Antonacci. È COME FILM DI ORRORE

MADAME 5: carina questa cosa di dare il premio per il miglior testo alla cantante la cui parola più comprensibile nelle 5 serate è stata “prisencolinensinainciusol”. “Voce” è ciò che ha urlato a Francesco Renga la prima volta che l’ha sentito cantare. L’utilizzo dei banchi con le rotelle è un altro grande successo del Governo Conte. MA-DAD

IRAMA 6.5: quanto è bello non dover aspettare le esibizioni di Bugo e Aiello per cantare? Che soddisfazione deve essere evitarsi il monologo di Barbara Palombelli? Cantare da casa, con tanto di diritto alla disconnessione: Irama corona il sogno di tutti i cantanti di Sanremo dall’alba dei tempi. Certo che almeno una sera si sarebbe potuto cambiare. SMART SINGI’

FASMA 4.5: quando l’ostetrica l’ha preso in braccio per la prima volta, lui ha iniziato a piangere con l’autotune. Incredibile come dopo quasi un anno di Meet e Zoom non sappia come si attivi il microfono. CI STANNO TRACCIANDO, STACCA STACCA

FRANCESCO RENGA 5: in difficoltà come Leonard Hofstadter che prova a scalare l’Everest, passa la maggior parte del festival a cercare Fasma, sperando che, visto il nome, possa fornirgli un respiratore. Farlo ricantare è stato aggiunto dall’OMS nella lista delle pandemie. RENGA-19

GIO EVAN 3: si presenta sul palco dell’Ariston in qualità di poeta, scrittore, miliardario, playboy, filantropo. È credibile come cantante quanto una ministra dell’istruzione col diploma di scuola superiore; e, se ci pensate bene, i capelli sono gli stessi. VALERIA FEDELI

COMA_COSE 6.5: portano al festival il tema della legalizzazione delle droghe leggere; “fiamme negli occhi”, infatti, erano quelle che avevano quando si sono conosciuti in un centro sociale. Rimangono molto delusi quando scoprono che “peyote” è un cantante. + EUROPA

GAIA 5.5: arriva all’Ariston come la versione povera di Elettra Lamborghini, si muove sul palco con gli stessi raptus che si hanno quando si sbatte il mignolo del piede (anzi, il mellino, vero Fiorello?) contro lo stipite della porta. Rivedibili gli outfit da nativa americana. POCHAONTAS

GHEMON 5: un po’ Dylan Dog, un po’ Fellaini, porta sul palco lo stesso entusiasmo di quando scopri che i tuoi nuovi vicini di casa sono Rosa Bazzi e Olindo Romano. MEGLIO L’ERBA DEL VICINO…

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA 7: lei è probabilmente la miglior voce del festival, gli altri hanno sul brano lo stesso impatto che ha avuto la Bibbia sulla vita di Germano Mosconi. L’ultima sera decidono di trasformarsi ne “La rappresentante di lista nozze”. ABITO DA SPOSA CERCASI

LO STATO SOCIALE 2.5%: un gruppo che si professa paladino dei più deboli nei confronti delle forze Sovraniste che stanno dilagando nel mondo (trap e autotune). Un leader carismatico che dopo tanti proclami si piega al sistema (diciamolo, X Factor è un po’ il Minniti dei programmi tv). Lo stesso leader messo in disparte in favore di gente di cui, fino al giorno prima, nessuno conosceva il nome (“Ah ma quello è il fratello di..”). Superfluo dirvi come andrà a finire, no? FIRST REACTION, SHOCK

EXTRALISCIO FEAT. DAVIDE TOFFOLO 7+: l’improbabile incontro tra Raoul Casadei e Rey Misterio in versione Tre Allegri Ragazzi Morti (che, più che un gruppo, è un augurio verso il Volo), ci proietta dritti alla sagra dell’uva di Marino, con un bicchiere di vino e un panino con la porchetta. La cover di Rosamunda è più di sinistra dell’intero programma del PD degli ultimi 2 anni. MAI SOBRI

ARISA 5.5: dico io, no, ma nell’anno della pandemia, era così difficile fingere problemi di connessione quando Gigi D’Alessio ti ha chiamata per proporti un pezzo? “Potevi fare di più”: siamo tutti d’accordo. AUTOLESIONISTA

NOEMI 7-: rossa, romana, ai nastri di partenza è data da molti tra le favorite. Poi, come una certa squadra capitolina, smarmella e chiude quattordicesima. Lodevole quando, per omaggiare gli italiani all’estero, fa cantare Neffa col fuso orario di New York. FUORI TEMPO MASSIMO

ANNALISA 7.5: è la tipica prima della classe che studia tutto l’anno e poi si fa fregare all’ultimo da quello furbo che ha letto i riassunti un’ora prima del compito. Perde tutte le sue chance col televoto quando la quarta sera decide di mettersi dei pantaloni. PUDICA

MALIKA AYANE 5.5: si presenta all’Ariston come la versione di Wish di Lady Gaga, ma con una canzonetta senza anima. “Ti piaci così”, in realtà, è quello che ha chiesto a Cesare Cremonini la prima volta che l’ha visto nudo. SORPRESINA BABY

MAX GAZZÈ 6: sul palco con la Trifluoperazina Monstery Band, gruppo di sagome di cartone che non emettono alcun suono (i Thegiornalisti, dopo l’addio di Tommaso Paradiso, dovevano pure far qualcosa), passa dall’essere Leonardo Da Vinci, a Salvador Dalì, finendo con Clark Kent. Okay immedesimarsi in ciò che si canta, ma l’abuso di sostanze a volte può essere dannoso. TALE E QUALE SHOW

AMADEUS 6.5: un festival complicato, senza pubblico, ma con un’ottima misticanza di generi musicali. Amadeus non brilla (a differenza delle sue giacche, che ci ricordano un po’ l’11 settembre), ma il coefficiente di difficoltà di quest’anno non può che regalargli un voto positivo. Il siparietto in cui finge di chiamare la moglie e parte la pubblicità è divertente come quando da piccoli ti rubavano il naso (cosa che, nel suo caso, sarebbe stata poco credibile). COSIMO DE’ MEDICI

FIORELLO 7: diciamolo, per uno come Fiorello esibirsi senza pubblico è come per Jovanotti fare un concerto dove il pubblico è composto da soli logopedisti. Fiore soffre l’assenza della platea, tanto che si mette a molestare l’orchestra o a fare la controfigura di Achille Lauro. Regge la baracca grazie al suo essere un fenomeno, ma i monologhi sugli organi riproduttivi degli animali e sulle dita dei piedi lasciano un po’ il tempo che trovano. PEPPE FETISH

ZLATAN IBRAHIMOVIC 6+: non è il suo mondo e si vede, ma Ibra si mette in gioco, soffrendo un po’ i tempi televisivi e trattando Amadeus presumibilmente come tratta Pioli. Con lui, Sinisa ed Ermal Meta, più che il Festival di Sanremo sembra di trovarci sul set del Gobbo di Notre-Dame. ESMERALDO

ACHILLE LAURO 10: in una parola: fenomenale. Domina questa edizione del Festival regalandoci esibizioni che vanno dal mito di Apollo e Dafne a Mina, passando per Pulp Fiction. L’ultima sera si presenta trafitto di rose, eleggendosi a futuro leader del PSE. LA ROSA NEL PUGNO

MATILDE DE ANGELIS 8: spigliata alla conduzione, disinvolta nel canto, l’astro nascente del cinema italiano si porta a casa la palma (non una pianta a caso) di migliore co-conduttrice di questo Festival. Felice come una bambina la notte di Natale, porta un monologo sul bacio tratto dal Cyrano, approfittando Amadeus: “se non altro risparmiamo sul naso” (cit). CHIEDIMI SE SONO FELICE

ELODIE 7: al di là dell’esibizione un po’ azzardata in stile Super Bowl, durante la quale solo il 2% della popolazione si è concentrato sulle doti canore, interpreta bene un ruolo che le risulta cucito addosso alla perfezione. Un po’ meno di alcuni abiti, su tutti quello che la trasforma in una spugna da doccia. OCULISTA

VITTORIA CERETTI 4: conduce con la stessa verve e la stessa espressività con le quali Andrea Pirlo allena. E anche le soddisfazioni che regala al pubblico sono più o meno pari a quelle dei tifosi bianconeri quest’anno. #FINOALLAFINE

BEATRICE VENEZI 5.5: dopo la polemica sul farsi chiamare “Direttore” e non “Direttrice” propone di cambiare il cognome della Ceretti in “Pelosaperchéchisidepilaèschiavadelpatriarcato”. ACCADEMIA DELLA CRUSCA

BARBARA PALOMBELLI 4.5: un monologo di 15’ imbarazzante sulla parità di genere (con canzoni di soli artisti uomini), che si trasforma in una versione sessista del proprio Linkedin. La cosa più sconvolgete, però, resta un’altra: scoprire che è fidanzata da 41 anni con Francesco Rutelli. IO, PROFESSIONE HIGHLANDER

SERENA ROSSI 6: entra, canta “A te” ad Amadeus, che è esattamente la risposta alla domanda che tutti ci siamo fatti “A chi dobbiamo menare per tutto questo?”, e se ne va. KITAMMUORT

LOREDANA BERTÈ 7: sale sul palco con le farfalle nei capelli e si dimostra vocalmente superiore al 90% degli artisti in gara, stupendo tutti col suo nuovo singolo “Figlia di…”, degno sequel di “Non sono una signora”. Ruba il vestito dal camerino di Annalisa e le scarpe a Madame, che da allora si esibisce sempre scalza. CLEPTOMANE

IL VOLO 112: dopo aver cosparso di feci una stanza d’albergo, decidono di lanciare merda anche sul compianto Ennio Morricone, tant’è che il figlio, pur di non ascoltarli, finge di perdere la cuffia. Arrestateli. IL NANO, IL BRUTTO E IL CRETINO

GIGI D’ALESSIO 2: non contento di aver rovinato Arisa, si presenta sul palco per cantare con un manipolo di ragazzi presi dalla strada e che, probabilmente, avrebbero preferito rimanerci piuttosto che prender parte a tale pagliacciata. Dietro le quinte dà vita a una simpatica gara di scippi con Ibra. UE BELL STU SANREMO

GIGLIOLA CINQUETTI, FAUSTO LEALI E MARCELLA BELLA 6.5: danno vita a una battaglia all’ultimo acuto per il premio più ambito: il vincente avrà diritto al vaccino Pfizer, agli altri due toccherà AstraZeneca. GERIATRIA

ALEX SCHWARZER 4° C: lo sanno tutti che a basse temperature si conservano meglio sia le Kinder Pinguì che le provette di EPO. ALCHIMISTA

LAURA PAUSINI 6: far cantare a Laura Pausini lo stesso numero di canzoni di Gigi D’Alessio è una scelta azzeccata quanto assumere Anna Maria Franzoni come babysitter. In realtà, Laurona nazionale fugge per correre a salvare suo figlio Faramir. DENETHOR

SINIŠA MIHAJLOVIĆ 6-: ce la mette tutta a farci intenerire con la sua vita da grande lottatore, poi si mette a cantare e risveglia in tutti quella sana voglia di genocidio. La sua storia con Ibra è iniziata con una testata, più o meno come quella tra Gio Evan e la musica. NOMADE

ENZO AVITABILE 6: omaggia Renato Carosone con tanto di percussionisti e Fiorello e Amadeus con improbabile turbante. Che invidiamo il loro costo del lavoro è già stato detto? ENZO EVITABILE

MAHMOOD 6.5: nella serata in cui Enzo Avitabile canta “Caravan Petrol”, contribuisce a portare sul palco quell’atmosfera magica di oriente e di “kebab con scipola poco piccante”. MAOMETTO ER KETCHUP?

ORNELLA VANONI 5: quando hanno detto a Francesco Gabbani che avrebbe duettato sul palco dell’Ariston con qualcosa di più inquietante della scimmia, non ci voleva credere. Portata in pretura per aver dichiarato il falso cantando “La musica è finita” alle 22.30, vi si presenta con in tasca un po’ di peyote. 5 EURO, DUE CANNE

ALBERTO TOMBA E FEDERICA PELLEGRINI 4.5: lui, convinto di girare il sequel di “Alex L’Ariete”, lei, smaniosa di annunciare il suo primo cantante a Sanremo, senza sapere che l’ex sciatore le ruberà tutte le battute. La speranza è che “Tomba” diventi ben presto qualcosa in più di un semplice cognome. (COG)NOME OMEN

UMBERTO TOZZI 7.5: la versione vestita bene dei Måneskin incanta sul palco dell’Ariston portando i pezzi che hanno contribuito al concepimento del 90% dei cantanti in gara. Umberto, non sarebbe stato meglio parlare di guerra e distruzione? AFRODISIACO

RICCARDO FOGLI, MICHELE ZARRILLO E PAOLO VALLESI 6+: riassumono Sanremo 2021 portando sul palco, rispettivamente, “Storie di tutti i giorni” e “Cinque giorni” (per ricordarci l’agonia di questa settimana), e “La forza della vita” (per ricordarci cosa ci ha tolto questo Festival). BIGNAMI

GIOVANNA CIVITILLO, VALERIA GRACI E GIOVANNI VERNIA 5.5: conducono un prefestival con gag fresche e frizzanti quanto le barzellette del cucciolone. Vernia è costretto a rispolverare il suo tormentone “E siamo noi, e siamo noi” durante le interviste ai cantanti, poiché nessuno sa realmente chi siano. PERFETTI SCONOSCIUTI

FRANCESCO AQUILA 9: la pandemia costringe migliaia di italiani a doversi dividere tra Sanremo e la finale di Masterchef, scelta che avrebbe messo in secondo piano anche il referendum su Monarchia o Repubblica. Alla fine, molti optano per un doppio schermo degno della Nasa e vengono ripagati dalla vittoria schiacciante del proprio beniamino. ZIO BRICCO

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