Non è una birra il problema

 

Il virus continua a circolare, ed è inutile negarlo, in tutto il mondo e anche a Roma Capitale. Ciò che è altamente inutile è pensare di contrastare la sua diffusione non permettendo ai minimarket e simili la vendita di bevande alcoliche dopo le 18:00. Certo, potrebbe sembrare un’integrazione a una lacuna dell’ultimo DPCM, che si limita a vietare la vendita di tali libagioni dopo le 18:00 per bar e ristoranti, ma è una decisione, fondamentalmente, inutile. Eppure, la neo-ricandidata sindaca Raggi pensa che – come d’altronde ha già fatto in passato per scongiurare violenze sessuali e spaccio – vietando la vendita d’alcol, si risolvano i problemi; così ha inserito questa misura nella sua ultima ordinanza, annunciando che adesso le strade saranno sicure e che le misure anti-contagio sono inasprite.

Perché è inutile? Perché non è una birra il problema. Il problema è il messaggio politico che demonizza la bevanda alcolica, la movida, i giovani tanto tacciati di irresponsabilità. Perché se al bar si può stare a poca distanza a sorseggiare uno Spritz con amici non conviventi, se ci si può abbassare la mascherina per accendere una sigaretta, se si può sorseggiare all’aperto anche dopo le 18:00 una qualsiasi bevanda non alcolica o consumare cibo, non è una birra il problema. Se poi, andando a vedere sul suolo romano, i tavoli in pub e ristoranti non sono debitamente distanziati, oppure vengono occupati senza problemi da cinque o più persone non conviventi, se si va in giro con la mascherina sotto al naso o sotto al mento, se non si regolano gli afflussi delle persone nei negozi o nelle vie centrali, non è una birra il problema.

Non potendo più stappare dopo le 18:00, adesso, addirittura, si eviteranno “fenomeni sociali che mettono a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini”, per dirla con le parole dell’assessore al Commercio, il M5S Andrea Coia. Bere una birra è un tale fenomeno, agli occhi della giunta Raggi. E dire che, generalmente pensando, a sembrare un fenomeno tanto terribile era la continua violazione delle norme anti-contagio che passava inosservata a causa degli scarsi o inefficienti controlli. Le scene dei Navigli di Milano fanno di certo paura, ma lo fanno anche quelle di zuffe tra tanti adolescenti senza mascherina a Villa Borghese, a mani nude, non di certo armati di una birra. Fa più paura la violazione delle regole già esistenti che la mancanza di nuove.

Ma, ci si è abituati, serve il capro espiatorio per mascherare le inefficienze di un’amministrazione ormai non più sostenibile, dato che, com’è palese in quest’ultima evenienza, propone soluzioni assurdamente inutili a problemi ben più gravi e seri. In poche parole, cara sindaca Raggi, non è una birra il problema, ma l’incompetenza e l’inefficienza.

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