Alle porte della civile Europa

Quanto sta accadendo tra Bosnia e Croazia è ormai noto a molti; sono terribili e disumane le condizioni in cui si trovano centinaia di migranti in questo momento, sotto le nevicate fredde dei boschi, coperti solo da pseudo tende, teli di plastica per ripararsi dalle intemperie, senza servizi e senza cibo. È già tanto se riescono ad ottenere un pasto caldo al giorno.

Una situazione simile dovrebbe vivere di una risonanza propria e trovarsi sulla bocca di tutti per il semplice fatto di esistere. Non avrebbe bisogno di essere urlata a gran voce. Eppure, se alle porte d’Europa centinaia di uomini, donne e minori, vivono in condizioni simili, a casa nostra il loro rumore umano arriva poco, sentiamo giusto una flebile eco provenire da terre lontane.

Quella della rotta balcanica non è una storia appena nata, è stata percorsa da migliaia di migranti già a partire dagli anni ’90, e nel 2016 l’Unione Europea ha firmato un accordo con la Turchia sancendo la chiusura dei confini degli Stati lungo di essa. Come al solito, pensiamo di chiudere strade credendo che questo possa porre fine alla disperazione della gente nata dalla “parte sbagliata di mondo”.  E invece no, loro continuano a partire (spesso a morire, tentando). Insomma, si chiude una strada e se ne aprono cento e molto più pericolose.

Oggi la rotta balcanica è tornata sulla bocca dei più grazie alla missione diplomatica degli europarlamentari Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino, Alessandra Moretti e del capo delegazione Brando Benifei, i quali hanno testimoniato cosa stiano vivendo tutte quelle persone, attraverso foto, video e articoli.

“Parliamo di donne e uomini in carne ed ossa, da democratici bisogna avere la caparbietà di rendercene conto: si tratta di uomini, donne, bambini” sono le parole di Pierfrancesco Majorino durante l’iniziativa promossa da noi, GD del secondo municipio, nella quale ci siamo fatti raccontare cosa siano la rotta balcanica, gli accampamenti a Lipa e Bihac, chi sono i migranti che tentano di raggiungere la “civile Europa”. Pierfrancesco ce lo spiega con parole semplici ma dirette: uomini, donne e bambini. Occorrerebbe aggiungere altro per conferire maggiore dignità alla causa? Per farci capire che bisogna agire subito, senza tentennamenti?

Alla domanda su cosa avessero visto al campo di Lipa, Majorino risponde: “Abbiamo visto una cosa vergognosa”, descrivendo file e file di persone vestite alla bene e meglio che attendono nella neve un solo pezzo di pane, persone stipate in tendoni privi di riscaldamento e areazione.

“Siamo stati fermati dalla polizia croata prima del confine. Perché? Beh, perché non dovevamo vedere. Non dovevamo vedere in che condizioni erano quelle persone e soprattutto non dovevamo parlare con loro” ci racconta Alessandra Moretti. Per l’appunto, gli eurodeputati sono stati fermati dalla polizia croata nonostante avessero manifestato la volontà di non attraversare il confine. “Cosa c’è da nascondere? Se vengono rispettate le norme internazionali, come viene dichiarato dal governo croato, perché ci impedite di passare?”, hanno domandato gli esponenti di Bruxelles. Evidentemente, qualcosa da nascondere c’è.  Lo stesso ministro croato Davor Bozinovic non ha reagito molto bene alla visita dei quattro e si è riferito all’azione degli eurodeputati definendola una “provocazione”, nonché “tentativo di screditare la Croazia”.

Alessandra Moretti ci dice che “l’Europa si deve vergognare”, perché tollera passivamente una situazione simile, ci spiega quali sono le loro idee per iniziare a cambiare le cose: un immediato intervento al campo di Lipa e dintorni fino a un cambio radicale del trattato di Dublino e la previsione di una protezione civile europea che presidi i confini di questi stati così come il Mediterraneo.

Infine, Moretti aggiunge: “Noi non faremo passi indietro, non ci fermeremo”.

E noi, lontani da Bruxelles e dai luoghi istituzionali, ci speriamo, anzi, ci crediamo. E non ci fermeremo nemmeno noi, dando loro il nostro appoggio da lontano e cercando di mobilitarci nel nostro piccolo.

About Agnese Crivaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *