Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 18 gennaio 2021 Roma (Italia) Cronaca : Riapertura delle scuole in presenza, con le nuove disposizioni gli studenti effettuano a scaglioni lezioni in presenza Nella Foto : il liceo scientifico Isacco Newton Photo Cecilia Fabiano/LaPresse January 18 , 2021 Roma (Italy) News: New opening of the schools , with the new government disposition students organized in small group can have lessons in presence In the Pic : Isacco Newton high school

Parziali riaperture, ritardi e DaD: qual è la situazione della scuola?

Esattamente un anno fa, in questi giorni di metà febbraio, in Italia si iniziavano a registrare i primi casi di positività al Covid-19. Da quel momento in poi la pandemia si è espansa a macchia d’olio, costringendo il Governo a disporre la temporanea chiusura delle scuole di ogni ordine e grado come prima di una serie di misure di contenimento che ormai conosciamo fin troppo bene.

Nella terribile prima ondata dell’epidemia, studenti, docenti e genitori si sono da subito resi conto della provvidenzialità della didattica a distanza in casi di estrema emergenza come quella della scorsa primavera, ma al contempo, forse per la prima volta, hanno capito veramente l’importanza della scuola in presenza, forse l’unico tipo di scuola degno di essere chiamato con questo nome.

Per averne conferma, basta far riferimento allo stesso termine “scuola”: questa parola ha radici millenarie (deriva infatti dal termine greco skolè) e in origine assumeva il significato di “tempo libero”, a testimonianza di come, nel corso dei secoli, non sia mai servita unicamente ad apprendere nozioni, ma come sia anche un luogo di confronto, di crescita, di formazione e di socializzazione, un luogo appunto dove i più giovani possano imparare a conoscere il mondo e, di conseguenza, loro stessi.

Per questo motivo, la DaD non può essere considerata, come è stato fatto in maniera vergognosa da inizio ottobre fino ad almeno metà gennaio, una comoda alternativa alla didattica in presenza e a tutta l’organizzazione che in una situazione pandemica essa richiede.

Se, infatti, nel periodo che va da fine febbraio a giugno 2020 il virus ha colpito di sorpresa, per primo e in maniera violentissima il nostro Paese, ci si sarebbe aspettati da parte della totalità delle istituzioni una risposta pronta ed efficiente alla grande sfida che ci saremmo dovuti trovare a fronteggiare di ritorno dall’estate: l’apertura in sicurezza degli istituti scolastici.

Come accennato precedentemente, ciò non è avvenuto, e ci si è ritrovati a settembre con il problema dei mezzi pubblici e della mancanza in alcune scuole di spazi tali da garantire il giusto distanziamento, nonostante le molteplici e spesso valide proposte avanzate ma, ovviamente, mai attuate.

Ciò è dovuto principalmente alla mentalità della nostra classe dirigente, che, come dimostrato già da diversi anni, non concepisce la scuola come essenziale in quanto non produce denaro e in quanto gli studenti, la stragrande maggioranza dei quali minorenne, non può ancora votare. Questo, però, dimostra ben poca lungimiranza, in quanto un Paese senza scuola è un paese senza futuro.

Questa mentalità si è palesata quando, anche di fronte a timide proposte di un’apertura almeno parziale delle scuole superiori da parte del Governo, molti presidenti di regione hanno deciso di tenere gli istituti chiusi, tenendo invece aperta, almeno parzialmente, la quasi totalità delle attività economicamente più vantaggiose, nonostante queste comportassero un rischio uguale o addirittura superiore di contagio.

Dopo mesi di incertezza e di abbandono e dopo innumerevoli proteste di studenti, docenti e genitori, essendo state implementate, pur con cospicuo ritardo, migliorie al trasporto pubblico, agli studenti delle scuole superiori è stato finalmente concesso di tornare in presenza.

In conclusione, dopo un anno drammatico per la scuola ed in generale per i ragazzi, che ha visto aumentare in modo preoccupante gli abbandoni scolastici, i tassi di suicidi giovanili e ha creato un’enorme lacuna educativa, gli studenti si sono resi conto dell’imprescindibilità della scuola. Forse sarebbe ora che anche la nostra classe dirigente lo facesse.

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