È preferibile non capire o non sapere?

Se qualcuno non capisce qualcosa, questa può essergli spiegata; se continua ad avere difficoltà nella comprensione, può applicarsi ulteriormente fino a quando, nella peggiore delle ipotesi, si arrende, oppure comprende. Nel caso in cui qualcuno non sa, può informarsi, cercare fonti attendibili, diventare scettico, ma se la risposta non si trova da nessuna parte, cosa succede? Si aspetta, e l’attesa è frustante, fastidiosa a tratti insopportabile; si vorrebbe la risposta subito, all’istante e più non si trova più la ricerca diventa spasmodica, quasi nevrotica, a tal punto da non voler altro che la soluzione per calmarsi, almeno per un po’, almeno fino a quando la mente non verrà invasa da un altro problema.

Alla luce di ciò, è impossibile non rendersi conto del fatto che tra “non capire e non sapere”, il non sapere sia di gran lunga più invasivo e logorante.

È questo “non sapere”, questa incertezza, quello che sta attraversando l’animo di noi studenti. Non sappiamo cosa sarà di noi o a cosa stiamo andando incontro.

È inutile soffermarsi singole difficoltà, quali possono essere la struttura dell’esame di maturità o la forma e il mezzo con il quale si svolgerà il secondo pentamestre di lezioni, non perché non siano importanti, ma soltanto perché la preoccupazione di fondo di ognuno di noi di fronte a questi eventi è la stessa: il futuro.

A livello didattico la pandemia ha portato enorme scompiglio e ormai, da marzo, tutto è mutevole, anche quell’orario definitivo che da ottobre-novembre ci accompagnava fino a giugno e che sapevamo che per quanto faticoso potesse essere avere matematica all’ultima ora, niente l’avrebbe modificato.

È un’angoscia continua non vedere una fine prossima, non vedere un progetto o qualcosa che duri a lungo termine; a scuola o all’università, da qui a giugno, da qui a un anno, cosa succederà?

Non si sa. È paradossale come la struttura che dovrebbe formare è una di quelle sulle quali ci sono più interrogativi; perciò, viene spontaneo chiedersi: “Come posso io essere istruito da un sistema che non riesce a prendere decisioni e che non sa agire?”.

Pertanto, invece di combattere una battaglia per una singola difficoltà a breve termine, come può essere la maturità, bisognerebbe farne una di più ampio respiro per evitare che l’incertezza e il non sapere si diffondano e si propaghino ulteriormente nel tempo.

Certamente la crisi di Governo rende più difficile, a oggi, trovare una soluzione, dal momento che sembra essere l’unica preoccupazione di tutti. Risulta comunque essenziale trovare delle soluzioni efficaci sia per quest’anno, che ormai volge al termine, ma soprattutto per i prossimi a venire, per evitare di ritrovarsi in situazioni analoghe. Bisogna rendersi conto che la formazione degli studenti ormai viene sempre messa tra le ultime cose alle quali dedicare attenzione, perciò i disagi emersi in quest’ultimo anno sono il risultato di un’indifferenza sedimentata per anni.

L’istruzione non è mai una spesa, è sempre un investimento ed è la chiave necessaria per aprirsi al sapere e non essere in balia del demagogo del momento. In un periodo inquieto come questo, perciò, è fondamentale che questa venga considerata di più, resa più efficiente e al passo con un mondo che cambia rapidamente.

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