Solo i social sono il problema?

Ancora una volta i fatti di cronaca, comparsi sul web e giornali, ci hanno portato a ridiscutere una serie di problemi legati ai social, ma anche alla divulgazione stessa degli avvenimenti legati a essi. Due bambini morti inspiegabilmente e le dita puntate dritte allo smartphone, anzi a un’app in particolare: TikTok

Questa piattaforma, nata nel 2016 in Cina, è ben presto diventata un trend mondiale, vista la sua crescita esponenziale nell’ultimo anno (si parla del 370% o più di iscritti dal 2019), anche grazie alla pandemia che ha avvicinato il mondo reale a quello social. Per chi non lo sapesse, questo Social Network è stato concepito puntando sui giovanissimi (soprattutto under 18), offrendo uno spazio illimitato per lo sfogo creativo dei ragazzi.

Poco tempo fa, il Garante per la protezione dei dati personali ha però chiesto un blocco dei contenuti per gli utenti sotto i 13 anni, che il colosso di TikTok ha accolto con l’impegno di valutare l’utilizzo di intelligenze artificiali per verificare l’età degli utenti. Queste misure sono dovute alle attenzioni e alle responsabilità che sono state addossate a priori su questo social, dovute a fatti legati alla morte di due bambini di 10 e 8 anni.

Per le autorità competenti queste tragiche morti non hanno ancora una spiegazione ben delineata, ma secondo molti titoli di giornali usciti in questo periodo il carnefice di questi due bambini è uno solo, ed è proprio TikTok. Ipotesi che, a quanto pare, sta scemando, dato che della Blackout Challenge (incriminata di istigazione al suicido dei due bambini) non si trova traccia all’interno del social.

In conclusione, come è vero che si necessita di un controllo più efficace dei contenuti all’interno di questo nuovo mondo virtuale (una discussione che non nasce adesso, ma che esiste da tempo!), è altrettanto vero che questo tipo di attenzione lo merita anche la nostra stampa. Bisogna quindi far rispettare le regole per un “giornalismo responsabile”, che oggi vengono continuamente infrante, rendendo i nostri mezzi di informazione complici di questi atroci delitti.

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