Giustizia civile: digitalizzare, riorganizzare, ridurre

A fronte di un anno in cui anche i tribunali hanno sofferto la chiusura che ha interessato la quasi totalità delle attività italiane, il neoincaricato Presidente del Consiglio Draghi pone tra le macroriforme che intende varare, accanto a quelle di fisco e p.a., quella della giustizia civile. Non sarebbe una riforma come le tante altre auspicate, perché questa volta a sorreggere l’iniziativa ci sarebbero più di 3 miliardi di euro: 2 provenienti dal Recovery Plan e un altro miliardo e 10 milioni dalla Legge di Bilancio.

Già nel 2017 Confesercenti lamentava come le lentezze e le incertezze della giustizia costassero 2,5 punti di Pil, e ancora prima lo stesso Draghi nel 2011 denunciava l’inefficienza delle riforme e i costi di tale inefficienza. Recenti studi di Banca d’Italia e Confesercenti dimostrano come un efficiente sistema giudiziario consentirebbe di recuperare dall’1% al 2,5% (22-40 miliardi) del Pil.

Di certo non occorre denunciare i costi per vedere quanto la macchina giudiziaria non sia in grado di funzionare; è sufficiente pensare che la giustizia civile per il processo di primo grado ha una durata media di 514 giorni (contro i 353 giorni della Francia e i 282 della Spagna), e che per tutti e tre i gradi di giudizio la media supera gli 8 anni.

Nonostante i giudizi pendenti siano diminuiti, nel 2016 il numero di tali processi si attestava a quasi 3,8 milioni di casi – come riportato da NT+Diritto – e, secondo i dati CEPEJ, il numero di casi pendenti ogni 100mila abitanti nello stesso anno in Italia era del 71% maggiore di quello della Francia, del 157% di quello della Spagna e del 406% di quello della Germania.

Cosa fare? Digitalizzare, riorganizzare, ridurre.

Il processo telematico dal 2014 ad oggi ha apportato benefici, ma spesso continua a scontrarsi con la carenza di apparecchiature informatiche idonee nonché di personale qualificato, ma, in primo luogo, di personale in generale, dato che spesso è stata denunciata la mancanza di un sufficiente numero di operatori che, oltre ai giudici, possano far funzionare correttamente il sistema giudiziario. Occorre quindi investire su infrastrutture, assunzioni e acquisto di mezzi idonei, nonché sulla formazione del personale già esistente, e varare riforme che obblighino a sostituire le tante vicende processuali che si devono svolgere in loco con soluzioni telematiche, ovviamente nel rispetto di tutte le garanzie processuali.

La riorganizzazione dei riti speciali e accelerati è un altro obiettivo che di certo non può mancare dall’agenda, insieme a quella delle ADR (Alternative Dispute Resolution), ossia i metodi di risoluzione delle controversie diverse dal procedimento giurisdizionale, che permetterebbe, se correttamente implementata e sorretta da incentivi fiscali ed economici, di sgravare i tribunali da un ulteriore accumulo di cause pendenti che andrebbero a infierire sulle inefficienze già presenti.

L’Italia negli ultimi mesi è stata costretta a riscoprire e rivalutare tanti diritti fondamentali, e questa è l’ora e l’occasione per rivalutare la preziosità e l’importanza del diritto alla difesa e alla ragionevole durata del processo, che sono affetti dal virus dell’inefficienza da molto prima dell’avvento della recente pandemia.

About Pierfrancesco Minicangeli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *