Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Sono giorni importanti per il futuro del nostro Paese, in quanto si discute di come, quando e dove il governo italiano userà i fondi del Next Generation Ue. In seguito alla crisi sanitaria dovuta al Covid-19, l’Unione Europea ha deciso di combattere la conseguente crisi economica cambiando radicalmente approccio: non più il rigore nordico degli anni 2008-2014, ma una nuova politica espansiva che potrebbe aiutare tutti i cittadini in difficoltà. L’Italia avrà a disposizione 209 miliardi di euro da questo accordo, ai quali vanno sommati altri 20 miliari che lo stesso governo ha ottenuto dalla Commissione Europea sui fondi di Coesione territoriale, e altri fondi strutturali; in questo modo, nella programmazione del bilancio 2021-2026 la torta diventa di 310,6 miliardi di euro.

Il piano è composto da 47 linee di intervento, tra nuovi progetti e rifinanziamenti di quelli già esistenti. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per due importanti temi: istruzione e digitale.

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede quasi 20 miliardi per la sanità (la missione con meno fondi), dei quali solo 8 destinata alla medicina territoriale e a combattere le diseguaglianze tra le diverse zone del Paese. Fondamentale è invece la missione “Rivoluzione verde e Transizione ecologia”, alla quale sono destinati circa 69 miliardi di euro e che ci dovrebbe proiettare in una nuova era, con politiche che possano diminuire, se non azzerare, il nostro impatto sull’ambiente. “Ricerca e Istruzione”, dopo anni di tagli, sono ritornati d’attualità. Il governo, però, sembra aver dimenticato le esigenze dei più giovani, lavoratori o studenti che siano, lasciandoli, come al solito, nelle mani del cosiddetto welfare familiare sperando che, com’è di moda dire oggi, “vada tutto bene”.

Di fianco a questo piano economico, il governo italiano ha lasciato trapelare anche l’ipotesi di nuove riforme strutturali, attese da anni, sul fisco, sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione. Insomma, stiamo vivendo un momento politico storico, non solo per la quantità di denaro in gioco, ma soprattutto perché dopo anni di forzate ristrettezze, il quadro economico del nostro Paese potrebbe essere ribaltato.

Rimane ancora da sciogliere un nodo fondamentale: la governance. Il governo presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del piano e che garantisca il controllo sull’avanzamento della spesa.

Lo spreco italiano dei fondi europei è da sempre uno dei problemi più grandi, ma mai come questa volta è fondamentale farne buon uso. Lo scenario che si prospetta nei prossimi anni non è chiaro; in particolare, si prevede una grossa perdita di posti di lavoro, al momento parzialmente contenuta da misure straordinarie, come il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione allargata a oltre 15 milioni di italiani. Se il governo non saprà gestire questa mole di denaro, l’Italia non sarà in grado di stare a passo con l’Europa e i disoccupati inattivi aumenteranno, soprattutto i cosiddetti neet.

Il sistema italiano, e non è una novità, soffre di ritardi sempre più importanti; è necessario che il Recovery Plan faccia in modo che le nuove generazioni entrino nel mercato del lavoro rapidamente, passando dall’istruzione alla professionalizzazione senza sprecare anni facendo lavori di scarsa qualità e con salari da fame, passando da un precariato all’altro. Altrimenti, il rischio è che il Next Generation EU venga ricordato solo come l’ennesima, grande, grandissima, occasione sprecata.

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