La Scuola riparte, ma vogliamo cambiarla?

Lunedì 4 gennaio il Consiglio dei ministri ha deliberato nuove regole per il contenimento del Covid-19. In questo nuovo provvedimento pare che la scuola debba ripartire dall’11 gennaio, con il 50% degli studenti in presenza. Ci sono già delle defezioni, infatti Friuli Venezia-Giulie e Marche hanno prorogato la loro chiusura fino al 31 gennaio e molte altre seguiranno questa linea.

La scuola non può essere ridotta solo al dibattito chiudere/aprire come se fosse solo un parcheggio per permettere alle mamme di andare a lavoro. In questi mesi abbiamo visto come i problemi della nostra società non siano spariti, anzi si siano radicalizzati e abbiano portato a un aumento di diseguaglianze senza precedenti.

La scuola non è stata immune da questo “gioco”: la DAD ha aggravato le differenze tra gli alunni. L’abbandono scolastico è tragicamente aumentato nelle zone più povere, dove l’accessibilità alla rete o ai computer è più limitato rispetto a chi vive più agiatamente. La scuola è stata declinata a divulgazione di nozioni, più o meno esatte, invece di essere al centro di un piano dal quale ripartire per annullare le diseguaglianze di conoscenza. Qui il classismo diventa sempre più un fenomeno preoccupante, in quanto molte scuole superiori sono sempre più portate verso uno scontro tra ricchi, lasciando indietro i più poveri.

Ancora una volta, nonostante i miliardi del Recovery Fund, si è deciso di puntare su una struttura vecchia e con poco appeal, accessibile a pochi, invece di ribaltare il tavolo e dare alle giovani generazioni un luogo dove esprimere, in totale libertà, la propria natura.

La scuola non più come parcheggio, ma come centro di sapere, innalzando l’obbligo scolastico fino ai diciotto anni e utilizzando il tempo prolungato per attività alle quali non tutti hanno accesso. Servirebbe, dunque, un nuovo piano di assunzione docenti, non solo per le materie “classiche”, ma anche musica, teatro. Servirebbe anche nuovo personale per le attività sportive, un vero piano di ristrutturazione degli edifici scolastici, nuove palestre, nuove mense.

Bisogna avere il coraggio di cambiare, di dare una vera prospettiva ai più giovani non lasciando indietro nessuno.

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