Quale bocca copre quella mascherina

A primo impatto è certamente di cattivo gusto, ma nulla più: un omaggio a Paolo Borsellino, uno dei più importanti uomini del nostro Paese, poteva essere reso in altre maniere, certamente più eleganti, più consone. Ma non c’è da stupirsi se Matteo Salvini, come suo solito, sia scaduto nella solita ridicolizzazione della commemorazione del magistrato assassinato dalla mafia nell’estate del ‘92. E lo ha fatto con una mascherina ritraente su un lato il giudice, sull’altro una sua celebre frase contro la criminalità organizzata, indossata in occasione di una visita a via D’Amelio a Palermo, dove il leader leghista si trova perché chiamato a processo per il caso Open Arms. Tale mascherina gli è stata regalata da Alberto Samonà, assessore leghista della giunta Musumeci, a dimostrare che il cattivo gusto, a quanto pare, sia un qualcosa che scorre nel sangue del partito.

Da cattivo gusto diventa uno squallido sciacallaggio in pieno stile salviniano quando si riflette sulla bocca che quella mascherina ha coperto, e sulle parole che da essa sono uscite. Non si può dimenticare che, dopo le prime riaperture dopo la prima ondata di Coronavirus, il primo a riorganizzare comizi e a tuffarsi in bagni di folla è stato proprio l’ex ministro dell’Interno, con una forte reticenza a indossare il dispositivo di protezione individuale, tanto da arrivare alla scena tragicomica di lui che, intervistato da Floris, con un sorpreso “Ah no?” apprendeva che abbassarsi la mascherina per parlare con un’anziana signora non fosse la mossa più furba.

Dopo questo epocale lapsus che tanto ci ha fatto ridere, complice anche la temperatura estiva, dallo sfoggiare le felpe e divise, Salvini è passato a veicolare messaggi tramite le mascherine, come recentemente ha fatto con quella in sostegno di Trump per le ultime elezioni presidenziali che si sono tenute negli USA. Un Trump che, negli scorsi giorni ha avallato le violenze che si sono consumate nell’assedio al palazzo congressuale dello Stato federale. Violenze che hanno provocato vittime e che insultano la valenza delle istituzioni non degli USA, ma delle istituzioni in quanto elemento fondante di un qualsiasi Stato democratico come anche è l’Italia. Solo perché ci troviamo dall’altro lato dell’Atlantico, non siamo immuni al becero populismo di destra, che da noi è veicolato anche tramite le mascherine.

Ed è in questo quadro che indossare quella mascherina diventa puro sciacallaggio sulla memoria di chi nella lotta delle istituzioni contro la mafia ha perso la vita. È un insulto alla memoria, alle vittime, ai magistrati, quest’ultimi anche presi di mira dallo stesso Salvini per cercare di crearsi un assolutorio consenso popolare. È un’offesa a quei sacri principi di giustizia del nostro ordinamento, al duro lavoro della magistratura, che di certo non può essere inneggiata da chi creava hashtag per cercare di delegittimare la macchina giudiziaria dello Stato.

Siamo tutti uniti nella lotta alla mafia, ma non ci si può coprire la bocca con la quale tante volte si sono insultate le istituzioni con l’immagine di un uomo che per esse si è sacrificato.

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