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Rider: quando la flessibilità ti fa morire

Il 2021 è iniziato con una buona notizia: il Tribunale di Bologna ha stabilito che l’algoritmo Frank della piattaforma Deliveroo è discriminatorio nei confronti dei rider. In attesa di sapere le motivazioni di questa sentenza, possiamo dire che ancora una volta la politica si è fatta trovare impreparata, ancora una volta il sistema giudiziario italiano ha coperto le mancanze di un vero stato di diritto.

Due giorni fa abbiamo visto come la flessibilità rischia di farti morire, di fame se non sei abbastanza flessibile, di botte se vieni aggredito in strada, senza nessuna assicurazione. Il secondo è il caso di Gianni, cinquantenne napoletano aggredito da una banda di ragazzini mentre svolgeva alcune consegne il sabato sera. Gianni ha perso il suo lavoro con la pandemia e tirare su qualche decina di euro il fine settimana gli consente di dare da mangiare alla sua famiglia.

Ma Frank, l’algoritmo, è solo la punta dell’iceberg. I lavoratori senza garanzie sono più estesi di quello che pensiamo; dal mondo digitale al dipendente Amazon, dal fattorino al dipendente di Apple, intere categorie sono dimenticate dal mondo del lavoro. Un mondo, quello attuale, dove un algoritmo di recensione tratta gli uomini come macchine, infliggendo punizioni a chiunque non abbia portato a termine la consegna. L’assenza dell’azione dei sindacati, nonostante la battaglia portata avanti nel tribunale di Bologna, è palese, mentre in giro per il mondo esistono molti casi, anche molto interessanti, di nuove forme di protezione dei lavoratori. Questo è il caso di Organise in Gran Bretagna, un sito dove i lavoratori dipendenti e freelance possono mettersi in contatto e organizzare campagne per rivendicare condizioni di lavoro migliori. Al momento dell’iscrizione a Organise si indica il datore di lavoro, la professione, la mansione e le proprie rivendicazioni sindacali. La piattaforma garantisce l’accesso anonimo e tramite queste informazioni mette in contatto con altri lavoratori che presentano le stesse richieste. In questo modo si riesce a unire decine, se non centinaia, di lavoratori che avranno così una maggiore rappresentanza.

Un altro importante esperimento è quello portato avanti dall’HK, un sindacato danese che ha sviluppato piattaforme e applicazioni che aumentano la trasparenza sulle condizioni di lavoro e salari. Hanno sviluppato un bot, chiamato ChatBot, rivolto ai giovani al loro primo impiego, il quale risponde automaticamente a tutte le loro domande. Un pubblico, quello dei millennials, non captabile dai soliti sindacati, ma che usa molto la tecnologia e dal web apprende le notizie più importanti.

Si prenda dunque la sentenza del Tribunale di Bologna come un campanello d’allarme e non come punto di arrivo, lavorando affinché i lavoratori abbiano un salario decente e più diritti, senza rischiare di morire.

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