La “social catena” si spezza

«Nobil natura» è quella di chi «tutti fra se confederati estima gli uomini» nella «guerra comune», e così, stolto sarebbe «acerbe gare imprender con gli amici». È decisamente arrivata l’ora di reimparare questa importante lezione che, tramite i suoi versi, Giacomo Leopardi ci insegnava nel lontano 1836. In quegli anni il poeta di Recanati si trovava a Torre del Greco per rifugiarsi – per una non così strana coincidenza – da un’epidemia di colera. È l’ora di reimparare questa importante lezione perché la pandemia del Covid19 in Italia, oltre a smascherare falle del sistema su cui il nostro Stato si poggia, ha anche fatto emergere un enorme problema sociale: un esasperato individualismo.

Ciò appare palese prendendo in considerazione un confronto che negli ultimi giorni viene reiterato in continuazione: quello tra il numero di download dell’app Immuni, e quello dell’app IO. La prima, come noto, finalizzata al tracciamento dei contagi, e l’altra a un rimborso fino a 150€ per i pagamenti cashless. Entrambe hanno realizzato milioni di download, rispettivamente 10 e 8 milioni, ma l’aspetto preoccupante del confronto sta nel fatto che nel primo caso una tale cifra è stata raggiunta in quasi 200 giorni, nel secondo caso in solo tre.
Certo, sono due app differenti che hanno scopi differenti, ma è l’implicazione umana che esse comportano che può far riflettere: evidentemente il denaro nel portafogli è più importante della propria salute, di quella dei propri cari, concittadini e connazionali. È un esempio lampante di come l’italiano sia individualista ora, non preoccupandosi troppo dei dati personali e bancari che fornisce oggi allo Stato, mentre del tracciamento dei propri spostamenti tanto si era allarmato quando, per poter porre un freno all’avanzamento epidemiologico, era stato invitato a scaricare Immuni – o quando, si spera nel più breve tempo possibile, chiamato a sottoporsi a vaccinazione, si opporrà a un eventuale obbligo costruendo teorie complottiste al caro prezzo di altre vite.

E non dissimile nelle risultanze può essere pensare all’enorme folla che da giorni continuamente popola il Primark del Maximo Shopping Center. Innumerevoli studenti, lavoratori e anziani sono costretti in casa, chi per seguire le lezioni, chi per portare il pane a casa, chi per salvaguardare la propria vita. Tutti costretti nelle proprie quattro mura perché il virus ancora continua a circolare e a costringere ad enormi sacrifici, per cui ognuno a qualcosa deve rinunciare. Eppure, a questo non sembra pensare chi, creando un assembramento a dir poco spaventoso, fa ore di fila nella calca per potersi comprare un capo d’abbigliamento che – detto spassionatamente – non si riesce neanche a capire quale gran pregio abbia. Non è di certo solo individualismo, ma non si può negare che in una rilevante parte lo sia.

Ed è così che la «social catena» si spezza, in un nuovo «secol superbo e sciocco», in cui l’uomo da solo si lascia da solo, imprecando contro una dittatura sanitaria inesistente, ma invocando l’aiuto dello Stato quando ai suoi interessi serve.

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