Violenza e vandalismo contro il diritto di essere chi siamo

Domenica 22 novembre abbiamo inaugurato le panchine arcobaleno nel II Municipio, precisamente a piazza Gimma. Un gesto simbolico, ma non solo, per dire basta a ogni forma di discriminazione basata sulla propria identità sessuale, e per sostenere la legge Zan, specialmente in questo momento dove in Italia le aggressioni e le violenze omofobe sono in aumento. Nonostante il gesto volesse essere chiaramente di solidarietà e supporto, senza alcun fine provocatorio, e nonostante i complimenti di molti residenti e figure politiche (anche nazionali), sono arrivate le prime polemiche, anche da parte di “personalità” istituzionali del nostro territorio. Sui social, però, presto hanno iniziato a comparire i primi commenti polemici: e tra insulti omofobi e chi minaccia dipingere le panchine di nero, o con il tricolore, la tristezza è tanta. Purtroppo, proprio questo è accaduto: nella notte del 27 novembre le panchine sono state miseramente vandalizzate, imbrattate. Delle otto panchine che hanno richiesto duro lavoro ed impegno, sacrificio, intatte ne sono rimaste solo tre. Hanno preferito dipingere il tricolore, come se essere italiani ed essere, ad esempio, omosessuali fossero due cose inconciliabili. L’offesa, nei confronti di tutti, è che questa gente abbia usato la bandiera della Repubblica Italiana come un atto d’odio, di vendetta e di divisione; la bandiera prevista dall’articolo 12 della Costituzione, quella stessa Costituzione nata dalla Resistenza e portatrice di valori opposti a quelli di questi vandali. Tante nei giorni seguenti le note di solidarietà e supporto dalla politica e dall’associazionismo locale e nazionale. In una nota congiunta Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Alessandro Zan e Angelo Schillaci dichiarano: “Lo sfregio vandalico di qualche notte fa alle panchine arcobaleno appena inaugurate a Roma, in Piazza Gimma, è un fatto doppiamente grave. Prima di tutto, perché colpisce una iniziativa importante, realizzata dall’amministrazione del II Municipio su iniziativa del Consiglio dei giovani e con la partecipazione del tessuto associativo del quartiere e dei Giovani democratici. E poi, perché strumentalizza la bandiera tricolore, contrapponendola ideologicamente ai colori dell’arcobaleno: qualcosa di inaccettabile e anche ridicolo. La Repubblica e la sua Costituzione, nate dalla Resistenza e dall’antifascismo e rappresentate dalla bandiera, sono cresciute e vivono ogni giorno nel segno dell’inclusione, della pari dignità, del pluralismo, del rispetto verso le differenze, fattori di ricchezza e coesione politica e sociale. Esprimiamo solidarietà alla comunità del II Municipio: certo non si lascerà intimidire da metodi squadristi, e proseguirà nella costruzione di una realtà accogliente e inclusiva, lasciando segni tangibili nello spazio pubblico, come queste bellissime panchine, che ci auguriamo vengano ridipinte al più presto.” Inoltre, la presidente del Municipio II Francesca Del Bello ha dichiarato a seguito dei fatti: “Un gesto sciocco e frutto dell’ignoranza, che ho provveduto questa mattina a denunciare sporgendo formale querela ai Carabinieri. Domenica 6 dicembre torneremo a dipingerle nuovamente. Perché le istituzioni pubbliche, specialmente quelle di prossimità, hanno il compito di rappresentare tutte e tutti, senza eccezioni. Dipingere le panchine con i 6 colori dell’arcobaleno è un gesto simbolico che va in questa direzione: parliamo dei diritti LGBTQIA+ la cui difesa è per noi una scelta di campo, perché indica l’idea di società che vogliamo rappresentare e realizzare.” Purtroppo, questo fatto mette in luce ancora una volta quanto sia necessaria una legge di civiltà come la legge Zan, che tuteli chi vuole solo avere il diritto di essere sé stesso senza paura. Adesso capiteci quando parliamo della negazione dei diritti, della negazione dell’uguaglianza. Capiteci quando denunciamo la paura e il dolore. Ma non vinceranno loro: hanno già perso tante battaglie e perderanno anche questa.

Noi, come detto, non ci arrendiamo! Domenica 6 dicembre, alle 11:30, ci sarà, a Piazza Gimma il Presidio dei Diritti. Ridipingeremo, per non chinare la testa. Ridipingeremo, perché la felicità delle persone non può essere negata. Ridipingeremo, per il diritto di essere chi siamo.

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One comment

  1. che dire? è stato detto tutto, ed in modo davvero chiaro e rappresentativo di un sentire democratico e civile, nel vostro articolo e nelle parole di Francesca del Bello. Per noi (ho 80 anni e sono un poco abusiva nel gruppo GD) questi atti sono un grave segno di incività e di violenza politica; definirli di vandalismo è fornire quasi un alibi – è molto peggio,ed è doloroso per chi viene da lontano ed ha lottato perchè queste cose non avvenissero più.
    Buon lavoro, ragazzi

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