The importance of being Kamala

“Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un Paese pieno di possibilità.”

Nell’America di Trump, lacerata dalle proteste per i diritti degli afroamericani e ancora troppo impregnata da un razzismo sistemico, sono queste le parole con le quali Kamala Harris celebra la vittoria sua e di Joe Biden e l’inizio del suo percorso come Vicepresidente degli USA. Una vittoria carica di significato, per una storia carica di significato. Di madre indiana e padre giamaicano, Kamala nasce e vive come una ragazza nera in America. Minoranza delle minoranze. Studia alla Howard University, prestigioso ateneo della California, a maggioranza nera. Da qui inizia una lunga carriera di primati: prima donna a ricoprire il ruolo di procuratrice distrettuale di San Francisco e Procuratrice generale della California. Il coraggio, la consapevolezza e la fiducia nelle proprie battaglie l’hanno portata a rompere il soffitto di cristallo e ad occupare il secondo posto più importante alla Casa Bianca, nonostante i pregiudizi, nonostante gli ostacoli razziali e di genere. Una Vicepresidente espressione delle minoranze, laddove proprio queste stesse hanno fatto vacillare la possibilità di elezione di Biden, votando, per la gran parte, il Partito Repubblicano. Una carica che deve essere intesa non solo come un simbolo, ma anche e soprattutto come un manifesto programmatico e di apertura verso le esigenze di queste fasce della popolazione americana, che non si sono sentite rappresentate dal partito che avrebbe dovuto essere il loro naturale interlocutore politico. Intanto, non sempre politicamente d’accordo, ma unite spiritualmente da un forte attivismo, si muovono nel Partito Alexandria Ocasio-Cortez e il gruppo di deputate dell’ala più “radicale” del Partito Democratico americano, facendo prospettare uno scenario politico che, da qui ai prossimi 4 anni, sembra essere sempre più al femminile. Un grande mutamento, una rivoluzione prospettica, se pensiamo che tutto questo, solo un decennio fa, sarebbe risultato inimmaginabile. Se è vero che gli Stati Uniti lanciano linee di tendenza destinate a contagiare la nostra Europa, allora è innegabile che vedere una donna alla Vicepresidenza avrà (si spera) forti ripercussioni anche nel nostro Paese, dove già numerosi segnali positivi sembrano arrivare dalle nuove generazioni. Oggi le ragazze, le giovani donne, hanno ricevuto un segnale di speranza, ma la speranza, senza l’impegno quotidiano e concreto resta sogno. Non basta, dunque, cantare vittoria, occorre continuare a lottare per completare il cammino, muovendo dai passi già fatti e guardando a quelli ancora necessari per la costruzione di una società più equa e più rappresentativa.

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