L’economia e la seconda ondata

Qualche giorno fa è uscito il rapporto annuale dell’Inps. Quel rapporto ci dà un quadro preoccupante della situazione economica che stiamo attraversando e non solo per colpa del Covid-19. Il rapporto ci dice che chi ha perso il lavoro dopo la prima ondata, era già povero prima, cioè apparteneva alla cosiddetta working class, essendo occupato nel settore terziario, dequalificato negli ultimi anni e sommerso con investimenti a pioggia senza nessuna direttrice politica. Un altro punto sensibile è la perdita di reddito, il 20% circa ma con picchi del 45%, di chi ha preso la Cassa Integrazione. Possiamo continuare dicendo che il Mezzogiorno ne esce a pezzi, se qualche pezzo è rimasto intero, e che il lavoro richiesto è spesso a salari da fame. Il rapporto cita anche il Reddito di cittadinanza che, con tutti i limiti e i dubbi a esso relativo, riesce a calmierare la sofferenza di molti. Ma, il rapporto dell’Inps ci dice chiaramente che in Italia esiste una questione salariale che dobbiamo affrontare e che le donne ne pagano il prezzo più alto. In Italia, da quello che si può leggere tra le righe del rapporto stesso, non esiste più la classe media, o se esiste è così sottile da confondersi con il nulla, mentre le classi più povere sono sempre più sofferenti, emarginate e povere. Questo è il contro altare di un’economia in mano a pochi accumulatori che ne traggono quanto più vantaggio possibile, anche durante un’emergenza globale. Prima della pandemia, in Italia, c’erano cinque milioni di lavoratori poveri; una legge sul salario minimo (9 euro l’ora e, magari, la tredicesima e il Tfr) potrebbe sopperire alle difficoltà di circa 4,5 milioni di questi. Stiamo vivendo un anno particolare, ma sono gli ultimi 30 anni di politiche neoliberiste che hanno spinto con forza i lavoratori verso contratti con meno tutele e stipendi stabilmente sotto l’inflazione. Addirittura, in Italia negli ultimi diciannove anni, l’aumento del salario lordo per i lavoratori dipendenti a tempo pieno è stato di circa 900 euro, mentre in Francia lo stesso è di 6900 euro. Forse la pandemia non ci renderà migliori, ma ha portato alla luce tutte le ferite e le lacerazioni sociali che gli anni di politiche liberiste hanno creato. Il Covid-19 sarà sconfitto, su questo non c’è alcun dubbio, ma dopo dovremo ridare dignità ai lavoratori, agli emarginati, e a chi questa pandemia ha tolto tutto o quasi, ricucendo uno strappo sociale che non ha eguali nella storia moderna.

 

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