I fatti di Caivano ci hanno ricordato i mali della nostra società: l’odio e l’ignoranza

Infetta. Infetta perché il suo ragazzo era un transessuale. Così a Caivano, in provincia di Napoli, Michele Antonio Gaglione ha definito la sorella Maria Paola, mentre si giustificava per averla uccisa. La morte è avvenuta in seguito a una caduta provocata dallo speronamento del motorino sopra il quale lei e il ragazzo Ciro stavano viaggiando. La ragazza è morta quasi sul colpo, con la gola perforata da un tubo, mentre il ragazzo, che fortunatamente è caduto sul selciato, è stato raggiunto dal fratello della vittima ed è stato malmenato, finendo ricoverato in ospedale. L’aggressore si è difeso dicendo di non volerla uccidere, ma solo di volerla fare rinsavire, perché per i famigliari la relazione che intratteneva con Ciro era una vergogna, una malattia dalla quale Maria Paola doveva guarire.

A pochi giorni dall’uccisione di Willy Monteiro, un’altra giovane vita è stata stroncata dalla violenza, dai pregiudizi e dall’odio che pervadono il diverso nella nostra società, questa volta declinandosi nei termini della transfobia. Maria Paola non è stata libera di amare, perché la sua famiglia ha ritenuto che i suoi sentimenti per un ragazzo trans fossero un motivo di vergogna a tal punto da provocarne la morte.

Ma Maria Paola è morta due volte, così come Ciro è stato aggredito due volte: sono entrambi stati colpiti dal misgendering di cui molte testate giornalistiche si sono ancora una volta insulsamente macchiate. È grave realizzare che tra le penne dell’Italia di oggi ci sia ancora così tanta ignoranza su questi temi che, tra le varie, Ciro è diventato “Cira”, o allo stesso ci si è riferiti usando pronomi e desinenze di genere femminile. Come se non bastasse, la relazione tra lui e Maria Paola è stata descritta come una “relazione omosessuale”.

In tutto questo emergono due necessità impellenti; la prima è l’approvazione della legge contro l’omobitransfobia e la misoginia, sia nella parte in cui incide sul Codice penale, ma soprattutto in quella in cui si prevede l’adozione di politiche attive per il contrasto a questo genere di fenomeni e per il sostegno alle relative vittime.
La seconda è quella dell’inserimento dell’educazione affettiva e sessuale all’interno delle scuole, cosicché le nuove generazioni siano educate al rispetto e alla comprensione del diverso, estirpando sin dal nascere eventuali pregiudizi che, come nel caso di Maria Paola, possono rivelarsi letali.

About Pierfrancesco Minicangeli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *