E l’Europa che fa?

Nelle ultime settimane la situazione alle porte orientali dell’Europa è precipitata. L’Ungheria di Orban, Stato membro UE, ha deciso di chiudere i confini con la motivazione fantasiosa, usata anche dalla destra di casa nostra, secondo la quale gli immigrati sono i nuovi untori; inoltre, continua imperterrita il suo pugno di ferro sulle opposizioni politiche mediante delle forzature giuridiche e vietando qualsiasi forma di manifestazione.
Le circostanze sono precipitate anche dentro l’oligarchia russa, dove il più importante oppositore di Putin, Alexei Navalny, è stato avvelenato e trasportato in Germania per le cure. La Cancelliera Merkel ha chiesto ufficialmente, unica a dire il vero, delle spiegazioni a Mosca. Il Cremlino ha rifiutato qualsiasi accusa, relegando la vicenda a un’ingerenza internazionale, e continua la sua propaganda, annunciando la vaccinazione di circa due milioni di persone contro il Covid-19.
La situazione più grave è quella bielorussa. Le elezioni di questa estate hanno riconfermato il leader Alexander Lukashenko con percentuali, ormai possiamo dire, bielorusse; ma mai come questa volta le opposizioni sono state in grado di mettere sulle prime pagine dei giornali internazionali quello che è realmente Lukashenko, un dittatore sanguinario, capace, negli ultimi anni, di reprimere tutto il panorama politico del proprio Paese e far diventare la Bielorussia uno Stato satellite della Federazione Russa. Gli arresti coatti di Maria Kolesnikova e dei suoi avvocati sono solo l’ultima nefandezza di un leader deprecabile.
Non sappiamo che cosa succederà alla Kolesnikova, ma il regime agisce cosi, arresta, nega e distorce. Lukashenko ha alzato la posta, fregandosene di ogni organismo internazionale, con la convinzione che l’amico Putin metterà tutto a tacere.
In questo momento storico, di fronte alla debolezza internazionale degli Stati Uniti, guidati da un presidente oltraggioso e quanto mai vicino alla megalomania putiniana, manca l’Unione Europa, sempre pronta a bacchettare ogni sforamento di bilancio, ma molto svogliata e superficiale quando si tratta di politica estera. La debolezza internazionale risulta evidente quando Lukashenko non si degna di rispondere a una missiva europea e continua nella sua oscena messa al bando degli oppositori. Saranno anni difficili, non solo economicamente, e prima o poi l’Unione Europea dovrà tornare a svolgere quel ruolo centrale, anche in politica estera, che i padri fondatori avevano come obiettivo.

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