Diegesi di un paese

 

La narrazione giornalistica del tragico omicidio di Willy Monteiro Duarte sottolinea l’esistenza di un problema culturale che da sempre sottovalutiamo.

Una narrazione basata su stereotipi nascosti tra le righe, “capoverdiano ma gran lavoratore”, dove in quel “ma” è contenuto tutto il male del mondo.

Una narrazione che continuamente pone l’accento sulla necessità immotivata di normalizzare questa vittima. Perché? Perché era un immigrato di seconda generazione e, a quanto pare, è l’unica cosa che conta. Finché sei un immigrato in questo paese non sei normale, non sei come gli altri, non puoi goderti il privilegio di essere considerato un essere umano.

Una narrazione che si concentra sui carnefici, sulle loro personalità e le loro vite, oscurando la verità e il perché dell’accaduto, sprecandosi in lunghi sproloqui su quanto siano pericolose le arti marziali.

Stesso discorso può essere fatto sul tragico omicidio di Maria Paola Gaglione, giovane donna fidanzata con un ragazzo transessuale. Anche in questo caso il nostro Paese, specchio dei giornali, non è in grado di giudicare questo evento come uno degli ennesimi atti di violenza omotransfobica. Si preferisce aprire una lunga diatriba discriminatoria sulla transessualità, degradando l’individualità e i diritti delle persone in questione, quando invece l’unica discussione da affrontare dovrebbe essere quella riguardo l’impellente necessità di una legge contro l’omotransfobia, sulla quale ancora molti hanno il coraggio di ridire.

Tutto questo perché preferiamo vivere attraverso stereotipi che alla fine dei conti ci costringono all’immobilità. Li sfruttiamo per non affrontare dei problemi culturali enormi che invece hanno l’urgenza di essere arginati e risolti. Perché se un giornalista parla di un giovane uomo nero ucciso da quattro uomini bianchi nei termini di “bravo ragazzo immigrato”, come se quell’“immigrato” presupponesse generalmente un “delinquente”, c’è qualcosa che non va.

Così come c’è qualcosa che non va quando un giornalista sposta la notizia su come declinare il nome di un uomo transessuale, finendo per creare un’inutile polemica su quanto sia giusta o meno la transessualità, invece che sulla violenza e l’odio omotransfobico che hanno portato alla morte di una giovane donna solo perché innamorata.

Infine, cosa più importante, fatti come questi non andrebbero considerati come banali fatti di cronaca da dimenticare appena esce fuori un nuovo scoop. Perché, banalmente, non sono fatti di cronaca.  Si tratta di politica, eventi che riguardano tutti e che devono generare un dibattito che sia educativo e utile alla comunità, che sia in grado di stimolare le coscienze dal basso così da incitare all’azione chi ci rappresenta.

Queste vite sono andate perse, invece di infamarle facciamo in modo che la loro morte non sia stata vana.

About Agnese Crivaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *