Appunti

L’8 settembre un incendio ha devastato il campo profughi di Moria, il più grande in Europa. Migliaia di essere umani dopo essere scappati dall’inferno ci si sono ritrovati in una notte di fine estate.

Moria è il simbolo delle politiche migratorie fallimentari dell’UE, costretta per fini elettorali a seguire il più becero sentimento razzista fomentato dalle forze di ultradestra presenti nel Parlamento Europeo. Ma Moria è al contempo il luogo da dove ripartire, la porta su quell’oriente una volta simbolo di prosperità, ma che oggi è solo teatro di morte e torture. Se davvero l’UE vuole tornare a essere il baluardo di una società migliore, allora i campi di Moria, di Lampedusa, di Ceuta e Melilla diventino ponti verso una vita migliore, non luoghi dove la vita umana non vale più la pena di essere vissuta.

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