Salvini e l’antipolitica degli attacchi alla Magistratura

In vista del suo processo, negli ultimi giorni Matteo Salvini ha intrapreso una campagna denigratoria contro il sistema giudiziario italiano, tacciandolo, tra le varie, di inumanità e di incapacità. Un esempio può bastare a spiegare l’assurdità di questo modus operandi: il leader della Lega ha denunciato la crudeltà degli operatori della giustizia nel sottrarre un bambino allo zio che ne era l’affidatario a prescindere dalle motivazioni. Un attacco gratuito, sfoderato senza la minima cognizione di causa sui fatti, facendo passare per i “cattivi” coloro che, applicando la legge come sono chiamati a fare, hanno svolto il proprio mestiere.

Quanto sia misero questo approccio lo si realizza anche pensando a come, riprendendo l’esempio precedente, se davvero non si è d’accordo sul funzionamento di una determinata legge nell’affidamento dei minori,  un politico e parlamentare dovrebbe battersi proponendo una riforma, senza limitarsi a un attacco sui social in cui si strumentalizzano vicende private a fini politici, partitici, ma anche personali.

 

Probabilmente ci porteremo avanti questo tipo di post e dichiarazioni fino al 3 ottobre, data del processo a Salvini e giorno nel quale avrà progressivamente instillato ormai nei suoi sostenitori un ulteriore odio populista che li porterà ad avere una visione distorta dell’istituzione giurisdizionale.

 

L’apparato giurisdizionale italiano non è perfetto e non è un segreto, e se ci sono delle mele marce vanno estirpate, come è risultato palese nell’ultimo scandalo che ha riguardato il CSM. Tuttavia, non può mancare il rispetto o per lo meno la volontà di sanare le falle dell’istituzione giustizia, indefettibile in un ordinamento democratico (in quanto tale, opposto ai “pieni poteri”). Chi crea sfiducia nei riguardi delle istituzioni del proprio Stato dovrebbe essere escluso dalla politica. I partiti politici e in primis i loro leader, consci della nostra Storia, dovrebbero educare i propri elettori a questo. Ma, nel caso del soggetto in questione, questo tratto si aggiunge a tutti gli altri.

 

Un mondo in cui politica e istituzioni funzionano come ingranaggi della stessa macchina, e non l’uno come strumento dell’altro e, viceversa, a seconda della necessità del momento, rimane se non addirittura un’utopia, una speranza per un futuro lontano a cui è necessario continuare a lavorare tramite riforme e una vera educazione civica.

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