Legge Zan: parliamone con Angelo Schillaci

– In che modo la legge cambierà la vita di una persona LGBTQ+?

 

Si tratta di una legge molto attesa, se pensiamo che il primo tentativo di portarla in discussione risale a venticinque anni fa. E di una legge necessaria e urgente, perché gli episodi di omolesbobitransfobia negli ultimi anni si sono moltiplicati, complice anche un clima di forte intolleranza verso le differenze, alimentato dal discorso politico populista e sovranista. Per una persona LGBTQ+, l’impatto positivo di questa legge si registrerà su più livelli. Il primo, ovvio, attiene alla maggior tutela rispetto a episodi di discriminazione e violenza: se oggi, infatti, uno dei motivi per cui si tende a denunciare poco è proprio l’assenza di una legge che colpisca in modo specifico queste condotte, l’approvazione del ddl Zan potrà dare fiducia e speranza a chi subisce questi atti, aiutando a denunciarli. Più in generale, la legge inciderà – come avvenuto ad esempio, in passato, per la legge sulle unioni civili – sul piano simbolico, dando riconoscimento a soggettività ancora taciute dal nostro ordinamento; e sul piano culturale, facilitando la costruzione di percorsi di sensibilizzazione al rispetto per le differenze. In questo senso, la seconda parte della legge – quella che, per intenderci, non riguarda il diritto penale ma specifiche azioni positive di prevenzione e supporto alle vittime – resta secondo me fondamentale ed è davvero il cuore della proposta.

 

Perché non è vero che la legge è liberticida, come si ostinano a dichiarare le destre?

 

Perché non è una legge che punisce le opinioni, ma l’istigazione alla discriminazione e alla violenza. Si resterà liberi di manifestare i propri convincimenti, che ovviamente potranno essere contrastati con le armi democratiche della libera discussione e del libero confronto; ma non si sarà più liberi di incitare all’odio, di discriminare e di commettere violenza ai danni delle persone LGBTQ+. Qualcosa che, evidentemente, non rientra nel perimetro delle libertà garantite dalla nostra Costituzione.

 

In un processo penale, per esempio, come potrà essere applicata? Non credi che la legge Mancino-Reale sia talvolta disattesa?

 

La legge Reale (del 1975) e la legge Mancino (del 1993) sono state negli anni oggetto di un dibattito molto acceso: spesso se ne è messa in dubbio l’utilità, portando ad esempio i dati di una scarsa applicazione. Non è così: la legge è stata applicata con l’equilibrio necessario in una democrazia costituzionale (soprattutto distinguendo la tutela delle libere opinioni dalla condanna delle opinioni istigatorie o apertamente razziste) ma ha svolto efficacemente la funzione di argine agli episodi più gravi, chiaramente al di fuori dei confini del confronto democratico. Se verrà approvata, la legge Zan estenderà questo tipo di tutele alle condotte motivate da sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. Si potrà ottenere tutela penale di fronte a condotte discriminatorie e violente – compresa l’istigazione – e soprattutto si potrà ottenere l’applicazione di una specifica circostanza aggravante in caso di reati “comuni” (come percosse, lesioni e altri delitti violenti) commessi per questi motivi.

 

 

Parliamo di emendamenti: cosa ne pensi dell’emendamento Costa e cosa c’è da aspettarsi che avvenga in Senato?

 

Dal punto di vista tecnico-giuridico, va segnalato che l’emendamento Costa – oggi confluito nell’articolo 3 della proposta in discussione alla Camera – è stato profondamente riformulato dal relatore. Il primo testo, infatti, escludeva a priori la punibilità di alcune condotte. Il testo approvato dalla Commissione, invece, non fa altro che ribadire un principio acquisito nella giurisprudenza: la legge Reale-Mancino non punisce le opinioni in quanto tali, ma solo le opinioni istigatorie, cioè capaci di determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Dal punto di vista politico, il compromesso che si è raggiunto può essere ovviamente oggetto di critiche, che infatti non sono mancate: segnalo però che l’esito della mediazione tiene in adeguata (e prevalente) considerazione l’istanza di non snaturare la legge, pur aspirando a rassicurare la preoccupazione di coloro che – in buona fede – hanno richiesto di ribadire la tutela della libertà di manifestazione del pensiero, peraltro già garantita dall’articolo 21 della Costituzione e da una giurisprudenza costituzionale più che cinquantennale (la quale ha individuato con precisione il confine tra opinioni da tutelare e istigazione da reprimere). Nessuna concessione è stata fatta a chi la legge voleva svuotarla per ostacolarne il percorso, come avvenuto in passato. Si è piuttosto cercato di consolidare il quadro politico e la maggioranza parlamentare, allargandola anche ad alcuni settori dell’opposizione. Questo può far ben sperare per la prosecuzione dei lavori della Camera e anche per il passaggio al Senato che, tuttavia, sarà un po’ più complesso, a causa dei più ristretti numeri di cui gode la maggioranza in quel ramo del Parlamento.

 

 

Da militante del PD quale sei, quali ulteriori battaglie pensi che il partito debba intraprendere?

 

Credo che il PD debba conservare, irrobustire e manifestare il proprio coraggio sui temi legati ai diritti civili: non parlo solo di diritti LGBTQ+, ma anche della questione femminile, della condizione degli stranieri (dalla disciplina delle migrazioni allo ius soli) e della dignità dei detenuti, per non parlare del riconoscimento di spazi insopprimibili di autodeterminazione in materia riproduttiva, nonché alla fine della vita. Non bisogna avere paura di combattere per ciò che si ritiene giusto, anche se non si ha la certezza del risultato. E non bisogna temere di perdere consenso: se il PD saprà costruire la propria identità anche su questi temi – anche sulla base di un confronto interno approfondito e aperto – la nostra comunità (la “base”) continuerà a riconoscerci e a sostenerci. Molti territori, in questo, stanno costruendo percorsi interessanti: penso alle tante esperienze dei Dipartimenti diritti delle Federazioni metropolitane e regionali. E anche dalla giovanile c’è molto da imparare, specie sul piano della formazione che, per me, resta la sfida più importante (e voi nel secondo Municipio vi siete molto impegnati su questo). Se questo sarà il metodo, potremo secondo me andare avanti sulla strada di conquiste di civiltà ancora attese: dal matrimonio egualitario, al riconoscimento pieno dell’omogenitorialità, alla riforma della legge sulla rettificazione di sesso, all’autodeterminazione alla fine della propria vita, alla riforma della legge 40 in materia di procreazione assistita, fino alla riforma del testo unico sull’immigrazione e della legge sulla cittadinanza. Sfide epocali, che ridisegneranno il volto della comunità politica, di fronte alla quali il PD deve farsi trovare unito e in prima linea.

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