Pronto, Commissario?

Un paese di santi, di navigatori, di allenatori di calcio e di Commissari. Secondo il Sole 24 Ore, i Commissari Straordinari sono ben 10.000 e, sebbene inizialmente pensati dal legislatore come ruoli temporanei e di emergenza, ora, di fatto, si occupano di tutto. Dai Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose alle grandi infrastrutture da completare, dalle ricostruzioni dopo i terremoti ai grandi eventi. TAV, ILVA, Mose, Alitalia, L’Aquila, Amatrice, l’emergenza rifiuti, sanità regionale, Expo, la metropolitana di Roma e, in ultimo, l’emergenza Covid19, solo per citarne alcuni. Ebbene sì, in Italia pare esserci posto per un Commissario (declinato al maschile non a caso) in qualsiasi difficoltà che non si riesce a risolvere in modo normale: cioè sempre.

Ma chi sono questi super dirigenti? Spesso sono uomini con carriere avviate, manager dei settori pubblici o privati, ma anche magistrati, prefetti e politici in pensione (le cariche sono cumulabili). Maggiore il numero di nomine (vedi Bertolaso) e maggiore il loro peso, la loro influenza, e la possibilità di ambire a lavori più remunerativi e importanti. Insomma, chi più ne ha più ne metta, purché siano scelti dalla solita cerchia ristretta, dove ad essere determinanti sono i rapporti con la politica e con le grandi famiglie industriali. Difatti, questi presunti supereroi a cui affidiamo i mali insormontabili sono nominati proprio dalla politica: non si sa come, non si sa con quali regole e criteri, e senza alcun concorso pubblico. A loro vengono poi affidati poteri per scavalcare rallentamenti e burocrazia e per portare a compimento i progetti indicati dal Governo. In pratica un’amministrazione parallela con procedure accelerate, corsie preferenziali e molto poco controllo.

In altre parole, il Governo (espressione di una maggioranza politica, quindi, giustamente, di parte) nomina delle figure a cui vengono affidati poteri per completare opere (scelte dal Governo) scavalcando le leggi e procedure (che tuttavia potrebbero essere cambiate dal Governo stesso e dalla Politica in generale). Leggi e procedure che, nonostante siano evidentemente ritenute lente ed inefficaci, restano in vigore per tutti i lavori a cui non viene assegnato un Commissario.

Risultato? Invece di affrontare il problema alla radice, cambiando le leggi, si preferisce mettere delle toppe affidando alcune opere strategiche (e, perché no, elettoralmente importatati) a un Commissario. Le altre, le opere di “Serie B”, evidentemente non degne della stessa attenzione e non altrettanto ripaganti dal punto di vista politico e mediatico, possono rimanere lì, abbandonate e impantanate nelle leggi che nessuno ha la forza (o la volontà?) di cambiare. Il “Modello Genova”, ahimè tanto esaltato dal nostro Governo, è l’esempio lampante di tutto ciò: pur di completare il cantiere in due anni è stato necessario un Commissario che potesse scavalcare le leggi dello Stato nelle quali, invece, rimangono bloccati tanti altri progetti che non hanno avuto la stessa attenzione mediatica e politica.

La procedura usata a Genova può essere considerata un’eccezione, una scorciatoia per casi d’emergenza, ma non un “modello” di riferimento da seguire come invece indicato dal Governo nel Decreto Semplificazioni. Proprio in quest’ultimo ci sono ulteriori nomine per i cantieri e persino per la riapertura delle scuole a settembre (sempre Domenico Arcuri, l’ex AD di Vodafone, ora Commissario all’emergenza Covid19). L’idea è sbloccare e velocizzare, ma l’impressione è che, dietro la continua nomina di commissari e tecnici, ci sia l’ammissione che la pubblica amministrazione non funziona, che la Politica preferisce delegare e liberarsi di responsabilità e rischi piuttosto che utilizzare gli strumenti che possiede per cambiare le leggi e il funzionamento del nostro Paese. In altre parole, se c’è bisogno di un Commissario per riaprire le scuole, il Ministero a cosa serve?

In questi giorni si è parlato molto del ritorno dello Stato nell’economia, ma la più urgente misura economica per il settore pubblico rimane senza dubbio la trasformazione della pubblica amministrazione in una nuova macchina efficiente, veloce, che sia da sostegno ai cittadini, offrendo aiuto, servizi e soluzioni, e non essendo d’intralcio. Sarebbe un investimento coraggioso, che punta a creare pari opportunità e pari accesso a tutti i livelli. Sarebbe un investimento che indica un chiaro orizzonte politico. Ma, forse, oggi, è proprio questo a mancare.

About Thomas Osborn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *