E se la Polonia finisse come l’Ungheria?

Il 12 luglio si è tenuto in Polonia il secondo turno delle presidenziali 2020, un voto molto sentito nel Paese, che infatti ha visto una delle più alte affluenze degli ultimi anni (68%, la più alta dal 1995). In gioco c’era molto di più della presidenza, infatti l’esito potrebbe cambiare decisamente lo scenario politico (e non solo) europeo, con la Polonia che, confermando il voto all’uscente Duda del partito Giustizia e Libertà (PiS), sembrerebbe aver scelto di proseguire il percorso di riforme reazionarie e illiberali che sta accompagnando il Paese da anni, e iniziato proprio con la vittoria di PiS alle presidenziali del 2010. Il PiS, partito centrista cattolico che ha guidato la Polonia fuori dal periodo comunista, fondato dai fratelli Kaczynski dopo una scissione da Solidarnosc e guidato dal primo ministro Morawiecki, è noto per le sue dichiarate posizioni omofobe, xenofobe e conservatrici, oltre che per essere uno dei cavalli più forti della destra euroscettica del gruppo Conservatori e Riformisti al Parlamento Europeo (di cui fa parte anche la nostra cara Meloni). Negli ultimi anni, infatti, una serie di riforme ha portato a un progressivo aumento di poteri del Presidente: dall’assoggettamento della Corte Suprema polacca all’esecutivo, fino ai ripetuti attacchi alla stampa. A questo va aggiunta una forte deriva verso destra, testimoniata dalla strenua lotta ai movimenti LGBT (indimenticabile l’istituzione delle “lgbt free zones”) e da un’infame politica migratoria (ricordiamo che la Polonia rientra nel gruppo di Visegrad, insieme a Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, gruppo che da sempre si oppone alle politiche europee di distribuzione dei migranti). Le elezioni, previste inizialmente per il 10 maggio, sono state spostate a fine giugno a causa del Covid, nonostante diverse polemiche, legate al fatto che il governo, volendo approfittare dei sondaggi favorevoli, non avesse intenzione di posticiparle. Nonostante una compattezza relativamente solida contro Duda, le opposizioni si sono fatte trovare abbastanza impreparate: dal cambio del candidato in piena campagna elettorale da parte del partito centrista liberale Piattaforma Civica, passato dal candidare la vicepresidente della camera Malgorzata Kidawa Blonska a supportare il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, alla candidatura a sorpresa di Szymon Holownia, famoso conduttore televisivo polacco, arrivato terzo al primo turno con il 13%, davanti al candidato dell’estrema destra, il giovane Krzystof Bosak, e a gli ultimi due candidati di partiti nazionali, Kamysz del Partito Popolare Polacco, e il deludente candidato della rinata sinistra polacca Primavera (Wiosna), Robert Biedron, fermo al 2%. Una partita tutta interna alla destra, insomma, con un secondo turno risultato ancora più avvincente, dal momento che nemmeno l’estrema destra di Konfederajcia (che appoggiava Bosak al primo) si è sbilanciata per Duda, mettendo ancora più in difficolta il Presidente, fermatosi al 43% contro il 30% del rivale Trzaskowski. La vittoria di Duda è rimasta in bilico fino alla fine, quando ha poi trionfato con il 51%, il risultato più basso di sempre per PiS alle presidenziali. Particolarmente importanti sono risultati i voti della diaspora, i polacchi residenti all’estero, che da sempre rappresentano il voto più progressista e che sono rientrati nel conteggio solo il giorno dopo le elezioni.

Alla fine, Duda è comunque riuscito vincitore, anche se di poco, e il timore ora è che non ci saranno più occasioni per strappare la presidenza a PiS, che da sempre considera l’Ungheria di Orban un modello e più volte si è scontrato con l’Unione Europea, che ormai da svariati anni sanziona la Polonia per violazioni gravi sulla tutela dei diritti umani. Nel paese dove dal confronto politico è scomparsa la sinistra, il dibattito ideale svanisce, e diventa tutto uno scontro su ideali di democrazia e giustizia, e nonostante questo le opposizioni non riescono a unirsi per sventare un pericolo maggiore. Laddove la democrazia è davvero a rischio, la sinistra dovrebbe davvero sacrificare la sua purezza in nome di uno scopo maggiore; sono queste le realtà che dovrebbero farci riflettere su quello che è il compromesso ideologico tra partiti profondamente diversi e sul suo valore, che ahimè in Italia abbiamo perso, esattamente come in Polonia. Un valore che va aldilà del semplice tornaconto politico (come è oggi per il PD e i 5Stelle, come era ieri per il PD e Forza Italia), e abbraccia la vera essenza della partecipazione politica, il rispetto per le regole da parte di tutti.

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