Scomodi

L’omicidio di George Floyd ha sconvolto gli animi di molti, portandoci ad ammettere verità spiacevoli che abbiamo sempre evitato. Ci ha fatto rendere conto di quanto siamo fortunati ad essere bianchi, a vivere un privilegio ingiusto e immotivato, che fa da nutrimento a sistemi oltremodo razzisti e diseguali. Gli USA non sono nuovi alla problematica; l’omicidio di Floyd da parte della polizia di Minneapolis è solo l’ultima di una lunga serie di violenze a sfondo razziale mascherate da “giustizia”. È solo la punta di un iceberg con fondamenta molto profonde e radicate, talmente tanto che non si cerca neanche di nasconderle. Ci si è ormai abituati all’idea di individuo nero associato al criminale da sbattere in galera senza reali motivazioni. Un’idea che sussiste dai tempi dell’abolizione della schiavitù, che avrebbe dovuto assicurare la libertà e che invece si è tradotta in forme di incarcerazione di massa, atte a produrre la manodopera perduta con la liberazione degli schiavi neri. Un escamotage sottile che, nonostante gli anni e gli sviluppi, l’America non ha mai abbandonato. Per questo si parla di razzismo insito nella struttura del sistema statunitense. Infatti, attualmente le carceri private americane sfruttano la manodopera dei detenuti (a maggioranza afroamericani e latinoamericani) per la produzione e il profitto di grandi imprese come Victoria’s Secrets.

Insomma, la situazione non appare tanto diversa rispetto a quella degli schiavi neri nelle piantagioni di cotone.

Questo per evidenziare quanto l’omicidio di Floyd non sia la morte di un solo uomo, ma l’ennesimo sopruso da parte di un sistema apertamente razzista basato su schiavitù, sfruttamento e diseguaglianza.  E non c’è da stupirsi che tutta l’America e gran parte del mondo abbiano scelto di occupare strade e piazze per gridare “Black Lives Matter” e chiedere giustizia.

Come spesso accade, il coro del popolo sta portando a qualcosa, come la legge Breonna Taylor (afroamericana uccisa nella propria abitazione dalla polizia durante un’operazione per un presunto possesso di droga, poi rivelatosi falso), che vieta i knock-warrants, ossia i mandati della polizia che permettono agli agenti di fare irruzione senza bussare o annunciarsi. Ma questo è solo un minuscolo passo, sicuramente non indifferente, ma comunque estremamente piccolo. I problemi di razzismo in America sono gravi, è inutile girarci intorno. E non sono problemi che riguardano solo l’America; anche a casa nostra vigono leggi inumane e anche noi sfruttiamo lavoratori neri (per la maggior parte) come fossero schiavi, senza tutele né salari dignitosi. E stiamo zitti. Facciamo finta di non sapere che quel che si trova sulla nostra tavola sia frutto della fatica e purtroppo anche del sangue di questi uomini e di queste donne.

Le cose, però, possono essere cambiate, le piazze ne sono la dimostrazione. Con l’impegno, la volontà e l’azione, possiamo fare la differenza. Si tratta di compiere delle scelte: dal comprare prodotti caporalato free, al leggere libri sulla segregazione razziale, dal vedere film di uomini e donne sempre ai margini che hanno cambiato la storia, al sostenere piccole imprese black, sino al parlare con i propri amici del cosiddetto “privilegio bianco”, condividere, informare, e mettersi in discussione. Si tratta di stare scomodi. Scomodi come lo era George Floyd sotto il ginocchio di Derek Chauvin. La nostra fortuna è, che invece di morire stando scomodi, potremo salvare e cambiare la vita di qualcuno.

 

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