Rivenditori di morte

Il governo italiano si prepara ad approvare la vendita di 6 fregate, una ventina di pattugliatori navali, 24 cacciabombardieri Eurofighter e aerei addestratori M346 all’Egitto del Presidente al-Sisi. Questa la notizia, trapelata negli ultimi giorni, che ha scatenato un’ondata di irritazione e di proteste dentro e fuori i palazzi del potere. La maggioranza è, ancora una volta, divisa e litigiosa. Per il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, è solo “Una manovra economica, non un regalo”, quasi a significare che dovremmo dire addirittura grazie all’Egitto per l’acquisto delle nostre armi. Nel frattempo, il premier Conte è stato convocato dalla Commissione Regeni.

L’Italia, non lo scopriamo certo oggi, è uno dei paesi che esporta più armi al mondo, soprattutto verso quei Paesi impelagati in guerre civili, palesi o meno; armi che non fanno altro che provocare morti e violazioni di diritti fondamentali.

Da tempo l’Egitto si sta riarmando. Il Paese è al centro di una regione instabile. Le sue forze armate devono far fronte alle minacce del terrorismo, soprattutto nel Sinai, e alle tensioni nella vicina Libia, dove da anni si combatte una feroce guerra civile. Sotto la presidenza di al-Sisi, col pretesto di combattere il terrorismo, migliaia di persone sono state arrestate arbitrariamente; l’Egitto si è trasformato, de facto, in uno Stato di polizia con un Presidente autoritario.

Le autorità egiziane sono da anni al centro di altre spinose vicende: prima l’uccisione di Giulio Regeni, di cui ancora aspettiamo di sapere la verità, e ora l’arresto e il rifiuto di rilasciare Patrick Zaki, attivista e studente dell’università di Bologna.

La scelta di vendere armamenti all’Egitto è economicamente vantaggiosa per l’Italia, ma non si possono sempre dimenticare i crimini che vengono compiuti grazie a queste armi.  I diritti umani non sono un grimaldello da sventolare di volta in volta a seconda delle occasioni, né possono essere soggetti a mercanteggio. I diritti umani hanno bisogno di essere difesi, anche (e soprattutto) se per farlo bisogna a rinunciare a qualche miliardo di guadagno.

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