Maturi, ma non troppo

In questi giorni di giugno, molti studenti sono alle prese con i “famigerati” esami di maturità, una tappa decisiva per il percorso personale di tutti noi, oggi vissuta in maniera singolare, straordinaria. D’altra parte, però, per fortuna, la questione relativa alla Maturità è stata sin dall’inizio al centro dell’agenda politica riguardante la scuola, delle proposte ministeriali e del dibattito sociale. In un quadro complessivo, i più svantaggiati da questa situazione non sono i ragazzi adolescenti che, seppur con i dovuti disagi, hanno potuto partecipare in maniera sufficiente alle lezioni online, bensì coloro che vivono in condizioni di disagio abitativo, di povertà non certamente sanabile con il solo acquisto di un dispositivo mobile finanziato dallo Stato; una povertà data dalla carenza di spazi per tutti, di stimoli sufficienti, di luoghi dove raggiungere la concentrazione. Chi avrà delle lacune, forse insanabili, sono gli alunni delle scuole primarie, che in questi anni, determinati per la loro istruzione, sono soliti acquisire conoscenze fondamentali: imparano a leggere, scrivere, contare, studiano le regole grammaticali. Tutte cose indispensabili per un livello minimo di alfabetizzazione. La vera difficoltà è quella dei maestri che devono insegnare a distanza a bambini troppi piccoli per familiarizzare efficacemente con nuovi metodi di apprendimento, dei genitori nel coinvolgere e aiutare i figli e dei piccoli stessi che, senza saperlo, hanno in molti casi perso, o male acquisito, conoscenze basilari per la loro vita.

Questa situazione eccezionale ha messo in crisi il nostro sistema scolastico che, come del resto tutti noi, mai avrebbe potuto immaginare di trovarsi di fronte a simili disagi e cerca oggi di reagire nella migliore maniera possibile. A catalizzare l’attenzione sono stati gli esami di maturità, perché ormai da molti anni sono il pensiero costante all’interno delle scuole secondarie italiane. La maggioranza delle attività si concentra sul superamento dell’esame, sul futuro svolgimento di esso, mentre, invece, tutti dovremmo essere consapevoli che la vera sfida è il dopo. L’obbiettivo principale, specie durante il quinto anno, dovrebbe essere quello di guidare i ragazzi alla comprensione della strada più giusta per ognuno, attraverso un orientamento universitario finalizzato alla scelta della facoltà, non dell’Università, attraverso reali prospettive aperte sul mondo del lavoro e soprattutto concedendo ai ragazzi quel tempo necessario per una riflessione necessaria e strumentale a una decisione il più possibile consapevole e meditata.

About Greta Fichera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *