Immuni, si ma da cosa?

L’avvento della fase tre è stato accompagnato dall’uscita dell’annunciata app Immuni. Un’uscita che ha suscitato subito polemiche, per il disegno che rappresentava due figure, una donna e un uomo, la prima intenta ad accudire un bambino, il secondo davanti a un computer. L’ennesima dimostrazione che per ritenersi “evoluti” non è sufficiente sviluppare app all’ultimo grido quando la mentalità è rimasta indietro di secoli. L’app, la cui uscita solo in concomitanza della “fase tre” e in via sperimentale ha fatto storcere il naso ai più, sfrutta il Bluetooth degli smartphone per informarci se le persone con le quali siamo state in contatto nelle ultime settimane sono risultate positive al Covid-19.

Immuni non è l’unico strumento pensato per monitorare la diffusione della pandemia. Si è sentito tanto parlare di assistenti civici, veri e propri paladini anti-Covid col compito di ricordare a tutti “con gentilezza, nei luoghi di assembramento, che occorre ancora qualche sacrificio per tutelare i nostri cari e non vanificare gli sforzi fatti fin qui” – per usare le parole del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia, demiurgo di questa nuova figura. Boccia ha deciso di vestire, quasi duemila anni dopo, i panni di un moderno Ponzio Pilato, delegando ai cittadini quello che è, a tutti gli effetti, il controllo del rispetto delle leggi, liberando lo Stato di questo pesante fardello. Il rischio di generare una sorta di giustizia fatta in casa è altissimo, ma l’idea del ministro del PD nasce, senza ombra di dubbio, dalla convinzione che la pandemia ci abbia cambiato, rendendoci persone migliori e facendoci focalizzare sui veri problemi della vita.

Dopotutto, i cittadini che andrebbero a ricoprire il ruolo di assistenti civici, sono gli stessi che, poche settimane fa, hanno riempito i social di insulti sessisti e razzisti verso una nostra connazionale tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia. Gli stessi che hanno puntato il dito contro gli irresponsabili giovani e la loro movida, mentre buffoni catarifrangenti (ma anche buffoni tricolori) affollavano le piazze in barba a qualsiasi tipo di distanziamento sociale. Il mondo post Covid-19 è certamente un luogo migliore; chiedere, per conferma, a George Floyd, o, per restare a casa nostra, ai migranti del Baobab, ignorati quando avrebbero avuto bisogno di attenzione, di tutela, nuovamente presi in considerazione quando ci si è accorti che il problema non si era “risolto da sé”, e fatti sgomberare.

Siamo alla continua ricerca di metodi per difenderci da questo nuovo virus, ma nell’aria, da tempo, ce ne sono altri molto più pericolosi, molto più difficili da estirpare: il virus del razzismo, o quello dell’ignoranza, solo per fare due esempi. Per questi, l’app esiste già, anche se vecchia di secoli; si chiama coscienza, ma sfortunatamente occupa molto spazio e non tutti, a quanto pare, possono permettersi di scaricarla.

About Luca Paverani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *